Preghiera
De profundis
Il De profundis, salmo 129, la preghiera dei defunti recitata alle esequie e al termine di ogni suffragio.
Il De profundis è la preghiera dei morti per eccellenza, il salmo che la Chiesa recita alle esequie, al cimitero e al termine di ogni preghiera per i defunti. È il salmo 129 secondo la numerazione latina, 130 secondo quella ebraica, e prende il nome dalle sue prime parole, che in latino suonano “dal profondo a te grido”. È un salmo di supplica, ma non di un supplice solo: chi lo prega lo fa a nome di tutto un popolo, e proprio per questo è la preghiera adatta a una comunità che piange.
Testo
Dal profondo a te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce. Siano le tue orecchie attente alla voce della mia preghiera.
Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi potrà sussistere? Ma presso di te è il perdono: perciò avremo il tuo timore.
Io spero nel Signore, l’anima mia spera nella sua parola. L’anima mia attende il Signore più che le sentinelle l’aurora.
Israele attenda il Signore, perché presso il Signore è la misericordia e grande presso di lui la redenzione. Egli redimerà Israele da tutte le sue colpe.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli.
Amen.
Dal profondo a te grido
Il titolo non è un’invenzione devozionale: nasce dalle prime parole del testo. In latino il salmo comincia con “De profundis clamavi ad te, Domine”, dal profondo ho gridato a te, o Signore, e “De profundis” è rimasto il suo nome nella tradizione liturgica. Il salmo appartiene al gruppo dei canti delle salite, quelli che i pellegrini cantavano salendo verso Gerusalemme, ed è contato fra i sette salmi penitenziali.
Il movimento del testo è chiaro e non si interrompe. Il grido sale da una condizione di abisso, poi diventa domanda di perdono, perché davanti a un Dio che tiene conto delle colpe nessuno potrebbe resistere. Infine la preghiera si fa attesa: l’anima aspetta il Signore più di quanto le sentinelle aspettino l’aurora. Chi prega non chiede di essere liberato subito, ma accetta di attendere, come chi monta la guardia di notte e sa che il mattino verrà.
La Chiesa ha inserito questo salmo in più punti della sua preghiera. Lo si canta nei Vespri del mercoledì e in quelli del Natale, ed è diventato, per l’uso costante, la voce stessa della speranza nel perdono.
La preghiera di una comunità che piange
Il De profundis è la preghiera dei defunti per una ragione antica, che nasce dalla lettura del salmo come grido di anime che attendono la redenzione. Si recita ai funerali, alla sepoltura, nelle visite al cimitero e in ogni suffragio, e chi lo prega vi unisce spesso l’Eterno Riposo. La Chiesa vi ha annesso un’indulgenza, perché la preghiera vale anche per i morti che nessuno più ricorda.
La cosa da notare è che non è un salmo individuale. L’io che grida dal profondo, nei versetti finali, diventa Israele: “Israele attenda il Signore”, “egli redimerà Israele da tutte le sue colpe”. La supplica non riguarda un solo uomo, ma tutto il popolo, e la salvezza invocata non è quella di un singolo ma di tutti. È per questo che il salmo è adatto alla comunità in lutto: non chiude il dolore in un io solitario, ma lo fa parlare con la voce di tutti, e trasforma il pianto in attesa condivisa.
La tradizione cristiana ha visto nel salmo anche una preghiera per i morti che attendono la piena redenzione, e per questo lo ha posto accanto alle preghiere di suffragio. Non è una promessa di consolazione immediata: è la preghiera di chi, dal profondo, continua a gridare e aspetta l’aurora.
Salmo 129 (130), testo della tradizione liturgica con il Gloria.
Fonti
- Salmo 129 (130), testo della tradizione liturgica
Testo della tradizione cattolica. Vedi Fonti e diritti.