Preghiera
Magnificat
Il Magnificat, il cantico di Maria nel Vangelo di Luca, recitato ogni giorno nei Vespri.
Il Magnificat è il cantico di lode che Maria pronuncia davanti a Elisabetta, quando le due donne si incontrano nella casa di Zaccaria. Prende il nome dalla sua prima parola latina, che significa “magnifica”, “esalta”. La Chiesa lo recita ogni sera nei Vespri, così che la giornata dei fedeli si chiuda con le parole della Madre di Dio.
Testo
L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Il rovesciamento e i poveri
Il cuore del cantico sta in quattro versi che ribaltano ogni logica di potere. Il braccio di Dio si distende e i superbi si disperdono nei loro stessi progetti, i potenti cadono dal trono mentre gli umili vengono sollevati, gli affamati si saziano e i ricchi restano a mani vuote. Non è una rivolta, e non è nemmeno una descrizione di ciò che accade nella storia così com’è: è l’annuncio di come Dio guarda il mondo, e di quale parte egli scelga.
Maria parla al passato, come se ciò che annuncia fosse già avvenuto. Questa è la forza del cantico: la povertà e l’umiliazione hanno già una risposta, e la risposta è Dio stesso che si schiera dalla parte di chi non conta. Il Magnificat è diventato per questo una preghiera cara ai poveri e a quanti cercano nella fede una giustizia che il mondo non sa dare.
Il tema dei poveri non è un’aggiunta sentimentale. Nel Vangelo di Luca la povertà è la condizione di chi non ha altro appoggio che Dio, e proprio per questo può accogliere il suo dono. Il rovesciamento del cantico non promette la ricchezza, ma una dignità che nessuna condizione sociale può togliere.
La misericordia di generazione in generazione
L’altra parola che torna nel Magnificat è la misericordia, e torna legata al tempo. La misericordia di Dio non è un gesto isolato, un perdono concesso una volta e poi dimenticato: si stende di generazione in generazione su quelli che lo temono. È una promessa che attraversa la storia e che Maria sente compiersi in sé.
La misericordia è anche la parola che lega il cantico alla storia di Israele. Maria riconosce che Dio non si dimentica: si è ricordato della sua promessa ad Abramo e alla sua discendenza per sempre. Il cantico si chiude perciò non su Maria, ma sulla fedeltà di Dio, che tiene insieme le promesse antiche e il loro compimento.
Recitato ogni giorno nei Vespri, il Magnificat insegna a leggere la propria giornata con gli occhi di questa fedeltà. Chi lo prega alla sera non ringrazia per ciò che ha ottenuto, ma perché Dio non cessa di ricordarsi del suo popolo.
Cantico della tradizione liturgica. Testo del Vangelo secondo Luca, recitato ogni giorno nei Vespri.
Fonti
- Vangelo secondo Luca 1, 46-55 (traduzione liturgica)
Testo della tradizione cattolica. Vedi Fonti e diritti.