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Preghiera

Preghiera della sera

La preghiera della sera: il ringraziamento di fine giornata, l'esame di coscienza e il testo tradizionale.

La Preghiera della sera raccoglie il ringraziamento per la giornata che si chiude e la richiesta di perdono per ciò che in essa non è stato all’altezza. Non è ancora la preghiera prima del sonno e non è un rito liturgico: è il momento personale in cui si ripercorre il giorno appena vissuto, lo si presenta a Dio e lo si lascia andare. Nella sua forma tradizionale ha un testo breve, imparato a memoria, e un esame di coscienza che lo precede o lo segue.

Testo

Ti adoro, mio Dio, e ti amo con tutto il cuore. Ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano e conservato in questo giorno. Perdonami il male che oggi ho commesso e, se qualche bene ho compiuto, accettalo. Custodiscimi nel riposo e liberami dai pericoli. La tua grazia sia sempre con me e con tutti i miei cari.

Amen.

L’esame di coscienza

L’esame di coscienza è la pratica con cui il credente ripercorre la propria giornata per riconoscere il bene e il male che vi ha compiuto, con il proposito di correggersi. La sua forma più diffusa nella spiritualità cattolica viene dagli Esercizi spirituali di sant’Ignazio di Loyola, che lo indica come esercizio quotidiano e lo descrive come un momento di verità davanti a Dio, non come un tribunale interiore.

Ignazio lo chiama esame generale, per distinguerlo dall’esame particolare, che si concentra su un solo difetto da correggere. L’esame generale guarda invece all’intera giornata e si costruisce su cinque passi, che nella pratica si susseguono con naturalezza. Il primo è ringraziare Dio per i benefici ricevuti. Il secondo è chiedere la grazia di conoscere i propri peccati e di detestarli. Il terzo è ripercorrere le ore del giorno, dall’ora in cui ci si è alzati, cercando dove si è mancato. Il quarto è chiedere perdono a Dio per le colpe riconosciute. Il quinto è proporsi, con la sua grazia, di correggersi il giorno seguente.

L’esercizio non ha valore se si ferma all’elenco dei difetti. Il suo fine è la conversione, cioè il cambiamento reale del giorno dopo, ed è per questo che Ignazio insiste sul proposito finale: senza di esso l’esame diventa rimprovero di sé, che non serve a nulla e fa male.

Come si fa in pratica

Si sceglie un momento tranquillo, di solito prima di coricarsi, e si fa silenzio. Si comincia dal ringraziamento, perché la giornata non è soltanto ciò che si è sbagliato: è anche il bene ricevuto, il lavoro compiuto, le persone incontrate. Riconoscere questo per primo cambia lo sguardo con cui si guarda al resto, e impedisce che l’esame diventi un conto dei propri errori.

Si ripercorre poi la giornata con ordine, dalle ore del mattino a quelle della sera, senza saltare i momenti che pesano. Ci si chiede dove si è mancato verso Dio, verso gli altri e verso se stessi, e si riconosce anche il bene compiuto, che va ringraziato e non cancellato. Da questo percorso nasce naturalmente la domanda del perdono, che è la parte più semplice: Dio non ha bisogno di spiegazioni, accoglie il pentimento così come viene.

Alla fine ci si ferma su un solo proposito concreto per il giorno seguente, piccolo e possibile. L’esame si chiude con il testo della preghiera e con l’affidamento a Dio del riposo che comincia. Chi lo pratica ogni sera impara a conoscersi, e la preghiera della sera diventa il momento in cui la giornata riceve un senso invece di scivolare via.

Preghiera della tradizione cattolica. L’esame di coscienza è l’esercizio quotidiano indicato da sant’Ignazio di Loyola negli Esercizi spirituali.

Fonti

  • Preghiera della tradizione cattolica. L'esame di coscienza risale a sant'Ignazio di Loyola.

Testo della tradizione cattolica. Vedi Fonti e diritti.