Preghiera
Salve Regina
La Salve Regina, l'antifona mariana attribuita ad Ademaro di Monteil: testo, origine e significato.
La Salve Regina è una delle quattro antifone mariane della liturgia cattolica, insieme all’Alma Redemptoris Mater, all’Ave Regina caelorum e al Regina caeli. Si recita in piedi, al termine della giornata, e conclude il Rosario. La tradizione la attribuisce ad Ademaro di Monteil, vescovo di Puy, intorno all’anno Mille, anche se l’origine resta discussa.
Testo
Salve, Regina, madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo, esuli figli di Eva; a te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi. E mostraci, dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo Seno. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.
Storia e attribuzione
La composizione del testo non è certa, e la storia di questa antifona è intricata proprio per la sua diffusione universale. L’attribuzione più nota è quella ad Ademaro di Monteil, vescovo di Puy e legato pontificio alla prima crociata, morto ad Antiochia nel 1098: è Alberico delle Tre Fontane a riferirla nei suoi scritti. Altri la riferiscono a Ermanno il Contratto, monaco di Reichenau morto nel 1054, o a Pietro di Mezonzo, vescovo di Iria Flavia. Quale che sia l’autore, il testo non sembra anteriore all’XI secolo.
Anche l’ultimo verso ha una storia. La supplica «o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria» è attribuita dai più a san Bernardo di Chiaravalle, che l’avrebbe aggiunta per chiudere la preghiera. La forma che si recita oggi fu fissata nell’abbazia di Cluny nel XII secolo, e nell’uso liturgico fu introdotta prima dai domenicani e poi dai francescani. Dal 1884 Leone XIII ne ordinò la recita dopo la Messa, insieme alla preghiera per la conversione della Russia che da essa prese il nome di Supplica alla Vergine.
Le antifone mariane e il Rosario
La liturgia cattolica conosce quattro antifone dedicate alla Vergine, ciascuna legata a un tempo dell’anno. L’Alma Redemptoris Mater accompagna l’Avvento e il tempo di Natale, l’Ave Regina caelorum la Quaresima, il Regina caeli il tempo pasquale, e la Salve Regina il tempo ordinario, dai primi vespri della Trinità fino al sabato prima dell’Avvento. Nella giornata, la Salve Regina chiude la Compieta, l’ultima ora dell’Ufficio divino, e si recita in piedi come segno di attenzione e di rispetto.
È anche l’antifona che conclude il Rosario. Dopo le decine dei misteri, la corona si scioglie in questa invocazione, che non è una domanda tra le altre ma un riassunto di tutto ciò che il Rosario ha contemplato: la vita di Cristo guardata attraverso la madre. Nella tradizione dei sacerdoti, la Salve Regina si canta anche alla fine della Messa esequiale di un confratello.
«O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria»
La conclusione non aggiunge dottrina: nomina. Clemente è chi non applica il rigore della giustizia e perdona; pia è chi ha affetto, compassione per chi soffre; dolce è chi rende amabile il bene. Tre aggettivi che descrivono un volto, non un concetto, e che chiudono la preghiera senza chiedere più nulla.
Dopo la richiesta di vedere Gesù, l’orazione si ferma lì. Il pellegrino che ha chiesto di non perdersi nell’esilio non aggiunge altre domande: si affida a tre parole che dicono la fiducia della Chiesa intera. È una delle ragioni per cui la Salve Regina, nata come antifona monastica, è diventata la preghiera mariana più amata anche fuori dalla liturgia.
Antifona mariana dell’XI secolo. Attribuita dalla tradizione ad Ademaro di Monteil, vescovo di Puy; attribuzione oggi discussa.
Fonti
- Antifona mariana dell'XI secolo, attribuita ad Ademaro di Monteil
Testo della tradizione cattolica. Vedi Fonti e diritti.