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Preghiera

Te Deum

Il Te Deum, l'inno latino di ringraziamento della Chiesa, con il testo completo e la traduzione italiana.

Il Te Deum è l’inno di ringraziamento più solenne della Chiesa latina. Lo si canta nelle grandi solennità e nei momenti di gioia pubblica: l’elezione di un papa, la fine di una guerra, la chiusura dell’anno civile. La tradizione lo attribuisce a Niceta, vescovo di Remesiana nella Dacia romana, vissuto nel IV secolo, anche se l’attribuzione viene discussa.

Testo

Noi ti lodiamo, Dio, ti proclamiamo Signore. O eterno Padre, tutta la terra ti adora. A te cantano gli angeli e tutte le potenze dei cieli: Santo, Santo, Santo il Signore Dio dell’universo. I cieli e la terra sono pieni della tua gloria.

Ti acclama il coro degli apostoli e la candida schiera dei martiri; le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; la santa Chiesa proclama la tua gloria, adora il tuo unico Figlio, e lo Spirito Santo Paraclito.

O Cristo, re della gloria, eterno Figlio del Padre, tu nascesti dalla Vergine Madre per la salvezza dell’uomo. Vincitore della morte, hai aperto ai credenti il regno dei cieli. Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.

Soccorri i tuoi figli, Signore, che hai redento col tuo sangue prezioso. Accoglici nella tua gloria nell’assemblea dei santi. Salva il tuo popolo, Signore, guida e proteggi i tuoi figli. Ogni giorno ti benediciamo, lodiamo il tuo nome per sempre. Degnati oggi, Signore, di custodirci senza peccato. Sia sempre con noi la tua misericordia: in te abbiamo sperato. Pietà di noi, Signore, pietà di noi. Tu sei la nostra speranza, non saremo confusi in eterno.

Il testo latino

Te Deum laudamus: te Dominum confitemur. Te aeternum Patrem omnis terra veneratur. Tibi omnes angeli, tibi caeli et universae potestates: tibi cherubim et seraphim incessabili voce proclamant: Sanctus, Sanctus, Sanctus Dominus Deus Sabaoth. Pleni sunt caeli et terra maiestatis gloriae tuae.

Te gloriosus Apostolorum chorus, te prophetarum laudabilis numerus, te martyrum candidatus laudat exercitus. Te per orbem terrarum sancta confitetur Ecclesia, Patrem immensae maiestatis; venerandum tuum verum et unicum Filium; Sanctum quoque Paraclitum Spiritum.

Tu rex gloriae, Christe. Tu Patris sempiternus es Filius. Tu, ad liberandum suscepturus hominem, non horruisti Virginis uterum. Tu, devicto mortis aculeo, aperuisti credentibus regna caelorum. Tu ad dexteram Dei sedes, in gloria Patris. Iudex crederis esse venturus.

Te ergo, quaesumus, tuis famulis subveni, quos pretioso sanguine redemisti. Aeterna fac cum sanctis tuis in gloria numerari. Salvum fac populum tuum, Domine, et benedic hereditati tuae. Et rege eos, et extolle illos usque in aeternum. Per singulos dies benedicimus te; et laudamus nomen tuum in saeculum, et in saeculum saeculi. Dignare, Domine, die isto sine peccato nos custodire. Miserere nostri, Domine, miserere nostri. Fiat misericordia tua, Domine, super nos, quemadmodum speravimus in te. In te, Domine, speravi: non confundar in aeternum.

Origine e storia

L’inno comincia come una lode semplice, quasi un dialogo: la terra intera si rivolge a Dio, gli angeli rispondono con il Santo della liturgia celeste, e la Chiesa terrestre si unisce a loro. È una struttura che ricorda i canti di lode dell’Apocalisse, dove la creazione e i redenti intonano insieme un unico canto davanti al trono.

Il nome di Niceta di Remesiana compare già nell’VIII secolo, quando l’inno gli viene attribuito. Remesiana era una città della Dacia mediterranea, l’attuale Serbia. Non tutti gli studiosi accettano l’attribuzione, e alcuni vi leggono più mani e più epoche: un nucleo antico di lode, ampliato poi da versi sulla passione e sulla risurrezione. La questione resta aperta, e questo non toglie nulla alla preghiera.

Il canto è entrato presto nella liturgia delle ore. Nelle domeniche e nelle feste si recita o si canta alla conclusione dell’Ufficio delle letture, e nella stessa forma si è conservato per secoli, con poche varianti. La traduzione italiana qui riportata è quella in uso nella liturgia.

Quando si canta

Il Te Deum accompagna i momenti in cui una comunità vuole dire grazie per un bene ricevuto. Si canta nelle solennità, nelle canonizzazioni, nei ringraziamenti pubblici delle città e delle nazioni, e in alcune occasioni civili che la Chiesa ha fatto proprie. In molte cattedrali e monasteri è rimasto l’appuntamento dell’ultimo giorno dell’anno, quando la comunità si raduna per chiudere i dodici mesi con un canto di lode.

Nella forma popolare più diffusa, l’inno si alterna fra due cori o fra il celebrante e l’assemblea, e si chiude con una delle due strofe finali. Proprio l’ultima parte, quella che chiede pietà e confida nella speranza, è la più amata: non è un trionfo, ma la richiesta umile di non restare confusi, cioè di non essere delusi in ciò in cui si è sperato.

Inno della tradizione liturgica latina. Traduzione italiana in uso nella liturgia.

Fonti

  • Inno latino attribuito a Niceta di Remesiana (IV secolo). Testo della tradizione liturgica.

Testo della tradizione cattolica. Vedi Fonti e diritti.