Preghiera
Veni Sancte Spiritus
La sequenza di Pentecoste Veni Sancte Spiritus, capolavoro del Medioevo latino, con testo latino e traduzione italiana.
Il Veni Sancte Spiritus è la sequenza della Messa di Pentecoste, cantata dopo la seconda lettura e prima del Vangelo. È una delle pagine più alte della poesia latina medievale, tanto da essere chiamata la sequenza d’oro. L’attribuzione più seguita è a Stefano Langton, arcivescovo di Canterbury e cardinale, morto nel 1228, lo stesso studioso a cui si deve la divisione della Bibbia in capitoli. Il testo invoca lo Spirito con nove immagini e chiede, in tre versi rimasti famosi, di essere lavati, irrigati, guariti.
Testo
Testo latino:
Veni, Sancte Spiritus, et emitte caelitus lucis tuae radium.
Veni, pater pauperum, veni, dator munerum, veni, lumen cordium.
Consolator optime, dulcis hospes animae, dulce refrigerium.
In labore requies, in aestu temperies, in fletu solacium.
O lux beatissima, reple cordis intima tuorum fidelium.
Sine tuo numine, nihil est in homine, nihil est innoxium.
Lava quod est sordidum, riga quod est aridum, sana quod est saucium.
Flecte quod est rigidum, fove quod est frigidum, rege quod est devium.
Da tuis fidelibus, in te confidentibus, sacrum septenarium.
Da virtutis meritum, da salutis exitum, da perenne gaudium.
Amen.
Traduzione italiana:
Vieni, Santo Spirito, mandaci dal cielo un raggio della tua luce.
Vieni, padre dei poveri, vieni, datore dei doni, vieni, luce dei cuori.
Consolatore perfetto, ospite dolce dell’anima, soave refrigerio.
Nella fatica, riposo, nella calura, riparo, nel pianto, conforto.
O luce beatissima, invadi nel profondo il cuore dei tuoi fedeli.
Senza il tuo soccorso, nulla è nell’uomo, nulla senza colpa.
Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina.
Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, raddrizza ciò ch’è sviato.
Dona ai tuoi fedeli che solo in te confidano i tuoi santi doni.
Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna.
Amen.
Che cosa è una sequenza
Nella Messa la sequenza è un inno che segue l’Alleluia e precede il Vangelo, al posto del versetto che di norma lo accompagna. Il nome viene dall’uso medievale di prolungare l’ultima vocale dell’Alleluia in lunghe melodie, sulle quali, più tardi, furono adattate delle parole. Da questo esercizio nacquero, tra il XII e il XIII secolo, migliaia di sequenze, tanto che il repertorio divenne incontrollabile e molte composizioni si allontanarono dalla dottrina.
Il Concilio di Trento intervenne e ridusse le sequenze ammesse a poche: fra queste restò il Veni Sancte Spiritus, insieme al Victimae Paschali Laudes di Pasqua, alla Lauda Sion di Corpus Domini e allo Stabat Mater. Nella riforma liturgica del 1970 il numero è stato ulteriormente limitato, e per la Pentecoste è rimasta questa sola sequenza, cantata o recitata mentre l’assemblea siede.
La sequenza d’oro
Il testo è composto di dieci strofe di tre versi, e la struttura è sempre la stessa: ogni terzina nomina un aspetto dello Spirito e poi un bisogno dell’uomo. Lo Spirito è padre dei poveri, datore dei doni, luce dei cuori, e accanto a ciascun titolo si affaccia una condizione umana, la fatica, la calura, il pianto. Il latino è semplice e ritmico, fatto di parole brevi e di ripetizioni, e proprio per questo è stato giudicato una delle vette della poesia medievale.
La terzina più celebrata è quella dei tre verbi che si susseguono in ordine crescente: lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina. È un’immagine del peccato e della grazia insieme, e riassume il senso di tutta la preghiera, che non chiede doni straordinari ma la guarigione di ciò che nell’uomo è ferito.
L’attribuzione è discussa, e accanto a Stefano Langton sono stati proposti Notker Balbulus e papa Innocenzo III. La critica colloca comunque la composizione tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo, e nessuna delle attribuzioni alternative ha prevalso su quella tradizionale.
Sequenza di Pentecoste della liturgia romana. Testo latino e traduzione della tradizione liturgica.
Fonti
- Sequenza di Pentecoste, attribuita a Stefano Langton, arcivescovo di Canterbury, morto nel 1228
Testo della tradizione cattolica. Vedi Fonti e diritti.