11 maggio
Sant'Antimo, martire.
martire
Antimo fu un presbitero romano martirizzato sulla via Salaria, al ventiduesimo miglio dalla città, e il Martirologio Romano lo ricorda l'11 maggio. È una delle figure più difficili da ricostruire del calendario romano: nella stessa commemorazione il suo nome è accompagnato da altri otto martiri ugualmente oscuri, e la sua vicenda è affidata agli Atti di sant'Antimo, un testo di epoca incerta, fra il quinto e il nono secolo.
Secondo quegli Atti, Faltonio Piniano, proconsole d'Asia e marito di Anicia Lucina, discendente dell'imperatore Gallieno, si ammalò gravemente durante la persecuzione. Antimo, che era in carcere, gli annunciò la guarigione a patto che si convertisse; Piniano guarì, liberò i cristiani imprigionati e li sistemò nelle sue proprietà fra la Sabina e il Piceno. Antimo fu ospitato in una villa al ventiduesimo miglio della via Salaria.
Lì continuò a operare conversioni: convertì un sacerdote del dio Silvano e lo indusse a distruggere un idolo. Denunciato al proconsole Prisco, lo fecero precipitare nel Tevere con una pietra assicurata al collo, ma sopravvisse; allora fu decapitato. Fu sepolto in un oratorio dei dintorni, dove era solito pregare.
Il culto di Antimo è antico nel Lazio ed è attestato soprattutto a Cures Sabini, l'odierna Passo Corese, in Sabina. Al sinodo celebrato a Roma nel 501 il vescovo di quella sede si firmò come vescovo della chiesa di Sant'Antimo. Alcune tradizioni tarde lo dicono anche vescovo di Terni, Spoleto e Foligno; all'abbazia di Sant'Antimo, presso Montalcino, la leggenda attribuisce il possesso delle sue reliquie.
Della sua esistenza restano poche tracce certe, e gli stessi Atti sono un racconto agiografico più che un verbale. La data tradizionale del martirio, l'11 maggio 305, non è confermata da nessuna fonte antica: il Martirologio la conserva come memoria liturgica, senza stabilire quando sia realmente morto.