26 marzo
San Cástolo, martire.
martire
San Cástolo, martire romano, è ricordato il 26 marzo sulla via Labicana. Il Martirologio Romano lo nomina con una riga sola, e non è un caso: la sua esistenza è documentata, ma le notizie su di lui sono pochissime e quasi tutte di origine leggendaria. Il Martirologio Geronimiano, il più antico catalogo di martiri della Chiesa latina, lo commemora due volte, il 12 gennaio insieme a Zotico e il 26 marzo da solo, segno che a Roma il suo culto era antico.
La notizia più diffusa lo vuole cubiculario, cioè addetto alla camera dell'imperatore, sotto Diocleziano. Stando alla Passione di san Sebastiano, egli nascondeva molti cristiani nei locali del palazzo imperiale sul Palatino e fu denunciato da un apostata di nome Torquato. Arrestato, avrebbe sopportato le torture e sarebbe stato gettato in una fossa e ricoperto di rena, oppure calato ancora vivo in una cava di pozzolana lungo la via Labicana. La morte è datata al 286 circa, ma la collocazione del racconto nella grande persecuzione di Diocleziano rende la cronologia incerta.
La tradizione lo collega anche a sant'Irene, venerata come sua moglie. Il suo corpo, secondo un'antica nota di carattere topografico, giaceva in profondità accanto a quello del vescovo Stratonico, in un cimitero suburbano lungo la via Prenestina vicino all'acquedotto di Claudio; un'iscrizione votiva in suo onore è conservata nella Silloge di Tours. Sono indizi che confermano l'esistenza del martire ma non aggiungono nulla alla sua storia.
Del cosiddetto cimitero di Castulo si è occupata anche l'archeologia. Fu scoperto nel 1672 tra la via Prenestina e la via Labicana, nei pressi di Porta Maggiore, e risultò già spogliato del materiale che conteneva; altri danni vennero dalla costruzione della ferrovia Roma-Civitavecchia nel 1864 e dal bombardamento dell'aprile 1943. Di lui restano dunque un nome, un giorno e un luogo di sepoltura.