18 marzo
San Cirillo, vescovo di Gerusalemme e dottore della Chiesa.
vescovo
Cirillo di Gerusalemme nacque verso il 315, con ogni probabilità nella stessa Gerusalemme. Ordinato prete intorno al 345, si dedicò in modo particolare alla preparazione dei catecumeni, cioè di quanti si preparavano a ricevere il battesimo nella notte di Pasqua.
A quegli anni risale l'opera per cui è più noto, le Catechesi: ventiquattro discorsi che illustrano la dottrina cristiana e i sacramenti. I primi diciannove erano rivolti ai catecumeni e tenuti nella basilica del Santo Sepolcro; gli altri cinque, indirizzati ai battezzati, spiegavano il senso dei riti appena celebrati.
Divenuto vescovo intorno al 348, come successore di Massimo, si trovò al centro della crisi ariana, che da decenni divideva la Chiesa. Cirillo si schierò dalla parte della fede nicena, e per questo fu scacciato dalla sua sede per ben tre volte, subendo oltraggi e accuse dai sostenitori dell'arianesimo.
Nonostante gli esili, continuò a scrivere e a insegnare. Il Martirologio Romano ricorda che, dopo avere sofferto molte offese a causa della fede ed essere stato più volte allontanato dalla sua sede, spiegò mirabilmente ai fedeli la retta dottrina, le Scritture e i sacri misteri con omelie e catechesi.
Morì il 18 marzo del 386, secondo alcune fonti del 387. Nel 1882 Leone XIII lo proclamò dottore della Chiesa. I suoi scritti, citati anche nelle costituzioni del Concilio Vaticano II, restano una delle testimonianze più vive della catechesi dei primi secoli.