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4 febbraio

Sant'Eutichio, martire.

martire

Di sant'Eutichio, martire romano del IV secolo, l'unica testimonianza antica è un epitaffio. Lo fece scrivere papa Damaso e lo collocò sulla sua tomba, nel cimitero di San Sebastiano sulla via Appia, a Roma. Quel testo, più tardi passato nella basilica sovrastante, racconta come Eutichio morì, e nulla si sa della sua vita prima di allora.

Secondo l'epitaffio, Eutichio fu rinchiuso per dodici giorni senza cibo in una prigione squallida, con il pavimento coperto di cocci taglienti, in modo che non potesse prendere sonno. Alla fame e alla veglia forzata si aggiunsero le torture dei carnefici. Alla fine fu gettato in un burrone, e morì dissanguato. Il Martirologio Romano riassume la stessa vicenda: condannato a lungo all'insonnia e alla fame, precipitato in un baratro, per la fede in Cristo riportò la vittoria su tutti i crudeli ordini del tiranno.

Gli studiosi hanno notato che questo martirio somiglia a quello di san Luciano di Antiochia, e in parte a quello di san Marculo. Si tratta però di somiglianze letterarie, non di prove: il racconto di Marculo è più tardo di quello di Eutichio, e cade nello stesso anno della morte di papa Damaso, il 384. Resta comunque un punto fermo: non sappiamo in quale persecuzione Eutichio abbia subito il martirio, e nessuna fonte lo dice.

La tradizione aggiunge che il martire rivelò in sogno il luogo della sua sepoltura, e che una volta restituito al culto dei fedeli divenne un intercessore molto invocato. Il corpo fu in seguito trasferito nella basilica di San Lorenzo in Damaso, dove nel 1577 fu posto sotto l'altare maggiore insieme a quello di papa Damaso, e lì è ancora venerato.

Nel Martirologio Geronimiano un Eutichio è commemorato il 2 luglio, e alcuni studiosi lo identificano con questo martire; fu il Baronio a inserirlo nel Martirologio Romano alla data del 4 febbraio.