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5 maggio

San Geronzio, vescovo.

vescovo

Geronzio fu vescovo di Milano per pochi anni, dal 462 al 465, in una città ancora in ginocchio dopo il saccheggio degli Unni. Il Martirologio Romano lo ricorda il 5 maggio con una riga sola, e quasi tutto ciò che si sa di lui viene da fonti milanesi.

Era stato uno stretto collaboratore del vescovo Eusebio, che secondo Ennodio lo avrebbe indicato, ancora in vita, come suo successore. La scelta cadde probabilmente su un uomo già avanti negli anni, noto nel clero milanese per la generosità verso i poveri. Era il tempo in cui Milano, distrutta da Attila nel 452, andava ricostruita.

Geronzio si impegnò nel rialzare le chiese della città, che Massimo di Torino descrisse come un corpo privato delle sue membra, tanto erano ridotte in macerie. Si prodigò poi per i profughi, gli sfollati e i feriti, riscattò i prigionieri e si adoperò perché si inviassero soccorsi contro gli invasori. Per pagare i riscatti non esitò a mettere in fusione i vasi sacri, secondo una logica che veniva da Ambrogio, per il quale la Chiesa non perde nulla quando guadagna la carità.

Il suo episcopato fu breve. Le fonti parlano di tre o quattro anni, a seconda di come si contano gli anni del suo governo. Morì nel 465 e fu sepolto nella chiesa di San Simpliciano, a Milano.

La Chiesa ambrosiana lo ricorda anche il 5 febbraio, come diciannovesimo vescovo della sua serie. Una tradizione, priva di fondamento storico, lega il suo nome alla famiglia milanese dei Bascapè. Non va confuso con un altro Geronzio, vescovo di Cervia, venerato il 9 maggio e morto in circostanze del tutto diverse.