2 aprile
Giovedì Santo – Messa in Cena Domini.
Il Triduo pasquale comincia la sera del Giovedì Santo, e comincia con una messa: la Messa nella Cena del Signore. Non è una memoria fra le altre: la Chiesa si raccoglie per fare ciò che Gesù fece la vigilia della sua passione, poche ore prima di essere arrestato. Nel 2026 il Giovedì Santo cade il 2 aprile.
Durante il giorno, in molte diocesi, si tiene la Messa del Crisma, presieduta dal vescovo insieme ai suoi sacerdoti: si benedicono gli oli degli infermi e dei catecumeni e si consacra il crisma. È la celebrazione che lega il ministero del vescovo a quello dei preti. La sera, invece, ogni comunità celebra la cena del Signore.
Nella liturgia della sera si ricordano due doni: l'Eucaristia, il pane e il vino diventati corpo e sangue offerti la sera prima della morte, e il sacerdozio, perché a quella cena Gesù affidò ai suoi il compito di ripetere quel gesto. I paramenti sono bianchi. Le campane suonano ancora una volta al canto del Gloria e poi restano mute fino alla veglia pasquale, e con esse tace l'organo.
Dopo l'omelia ha luogo la lavanda dei piedi, che riprende il racconto di Giovanni: Gesù si alza da tavola, si cinge un panno e lava i piedi dei discepoli, compresi quelli di chi lo tradirà. Non è una cerimonia di cortesia: il Vangelo dice che il maestro si mette a servire, e chi partecipa vi riconosce un comando.
Al termine della messa ciò che resta delle specie eucaristiche viene portato in processione a un altare preparato per l'adorazione, detto altare della reposizione. La processione è accompagnata dal canto eucaristico di Tommaso d'Aquino, il Pange lingua. A Roma è usanza antica visitare in quella notte sette chiese, sostando davanti ai loro altari. Poi l'altare maggiore viene spogliato, le tovaglie e i fiori sono tolti, il tabernacolo resta vuoto. Da quel momento comincia il giorno della passione.