6 aprile
Sant'Ireneo, vescovo e martire.
vescovo e martire
Il 6 aprile la Chiesa ricorda sant'Ireneo, vescovo e martire. Non è il celebre Ireneo di Lione, il teologo del secondo secolo proclamato dottore della Chiesa nel 2022 e ricordato il 28 giugno. Questi fu vescovo di Sirmio, in Pannonia, e morì decapitato il 6 aprile del 304, durante la persecuzione di Diocleziano.
Di lui si sa poco, e quel poco va maneggiato con prudenza. Sirmio è identificata oggi con Sremska Mitrovica; il Martirologio Romano la colloca nell'odierna Croazia, mentre altre fonti la pongono in Serbia. Anche la data della memoria è incerta: il Martirologio geronimiano e quello siriaco lo ricordano il 6 aprile, i sinassari bizantini e armeni il 23 agosto, e in una edizione il Martirologio Romano indica il 25 marzo, probabilmente per un errore di trascrizione, perché VIII idus apriles, cioè il 6 aprile, è stato letto come VIII kalendas apriles, cioè il 25 marzo.
Di Ireneo restano due redazioni di una passio, una greca e una latina, e nessuna delle due sembra l'originale. Gli studiosi ne discutono il valore storico: c'è chi la considera ricavata dagli atti del processo e chi la ritiene un panegirico composto su tradizioni comuni. Al netto degli abbellimenti, resta un racconto abbastanza attendibile sulle sue ultime giornate.
Secondo quel testo Ireneo era un uomo sposato, con moglie e figli. Al tempo dell'imperatore Massimiano, sotto il governatore Probo, gli fu chiesto di sacrificare agli dei e rifiutò. Fu frustato, trattenuto in carcere e torturato per molti giorni, mentre i familiari lo supplicavano di cedere; egli confermò la sua fede e fu condannato a morte.
La decapitazione avvenne, secondo la stessa passio, sul ponte sulla Sava, il 6 aprile del 304. L'incertezza delle fonti non ha impedito che il suo nome restasse nel calendario, ma chi lo cerca oggi trova più domande che notizie.