Salta al contenuto

13 febbraio

San Martiniano, eremita.

eremita

Di san Martiniano le notizie storiche sono molto scarse, e conviene dirlo subito. Il Martirologio Romano lo ricorda il 13 febbraio con una sola riga, e ne fissa la morte ad Atene, in Grecia, attorno al 422. Prima di morire, secondo lo stesso Martirologio, aveva condotto vita eremitica nei pressi di Cesarea di Palestina.

Secondo la tradizione agiografica, Martiniano era nato in Palestina da famiglia nobile, nella seconda metà del IV secolo. Ancora diciottenne si ritirò in una zona impervia e montuosa presso Cesarea, dove sarebbe rimasto una ventina d'anni in preghiera e penitenza. Alcuni uomini che lo odiavano per la sua fede avrebbero allora pagato una donna di nome Zoe perché lo inducesse in tentazione. Martiniano, per resistere, si sarebbe procurato delle ustioni sul corpo mettendosi sul fuoco; la donna, colpita dal gesto, si sarebbe convertita ed entrata in un monastero di Gerusalemme, morendovi dodici anni dopo in fama di santità.

Questa vicenda è raccontata dalle fonti con abbondanza di particolari edificanti, che appartengono al genere agiografico più che alla storia, e in essa è difficile separare i fatti da ciò che è stato aggiunto a scopo di ammonimento. Anche la decisione di lasciare la vita stabile e di vagare senza fissa dimora, che secondo la tradizione egli prese dopo l'episodio, è riferita senza riscontri documentari.

Quel che resta fuori discussione è il culto antico, attestato dal Martirologio, e il luogo della morte, Atene, verso il 422. Chi cerca notizie più precise su di lui troverà racconti ricchi di insegnamento e poveri di date, ed è onesto dirlo invece di colmare i vuoti con ipotesi. La sua memoria ricorre il 13 febbraio.