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4 maggio

Santi martiri Agapio e Secondino, vescovi.

vescovi

Agapio e Secondino erano vescovi in Numidia, la provincia romana che corrisponde all'odierna Algeria orientale, e morirono martiri sotto l'imperatore Valeriano, che fra il 257 e il 258 emanò due editti contro i cristiani. Il secondo prevedeva la condanna a morte immediata, senza processo, per vescovi, presbiteri e diaconi. La Chiesa li ricorda il 4 maggio.

La fonte principale è la Passio dei martiri di Lambesa, scritta da un cristiano arrestato insieme a loro, il cui nome è rimasto ignoto. Il testo, in quindici capitoli, è considerato insolitamente attendibile: il suo autore racconta fatti vissuti e non una ricostruzione posteriore. Per questo occupa un posto a parte fra gli Atti dei martiri africani.

Secondo quel racconto i due vescovi erano stati richiamati dall'esilio dal governatore della provincia e si trovavano in una villa presso Cirta, l'odierna Costantina, quando furono arrestati con altri cristiani. Il Martirologio Romano colloca la loro commemorazione a Costantina in Numidia e aggiunge che insieme a loro subirono il martirio anche il soldato Emiliano, le vergini Tertulla e Antonia e una donna con i suoi gemelli.

Nella stessa Passio compaiono il diacono Giacomo e il lettore Mariano, due chierici della Numidia giustiziati pochi giorni dopo e ricordati dalla Chiesa il 6 maggio. La commemorazione del 4 maggio sembra essere stata fissata proprio per precedere quella del 6, e non corrisponde per forza alla data reale dell'esecuzione di Agapio e Secondino.

Su luogo e anno del martirio le fonti divergono. Il Martirologio indica Cirta, mentre altre tradizioni fanno decapitare i vescovi a Lambesa, sede del legato imperiale. La data oscilla fra il 258 e il 259, e alcuni studiosi osservano che fra le due esecuzioni dovettero passare dei mesi. Il culto dei martiri di Lambesa si diffuse presto, e le loro reliquie furono venerate anche a Gubbio e ad Amelia.