6 febbraio
Santi Paolo Miki e compagni, martiri.
martiri
Il 5 febbraio 1597 ventisei cristiani furono crocifissi sulla collina di Nishizaka, fuori Nagasaki, in Giappone. La Chiesa li ricorda il giorno successivo, il 6 febbraio, con il nome di santi Paolo Miki e compagni. Furono il primo grande gruppo di martiri dell'Estremo Oriente, e per questo sono detti protomartiri giapponesi.
Il cristianesimo era arrivato in Giappone nel 1549 con Francesco Saverio e si era diffuso in fretta: nel 1587 i cattolici erano già più di duecentomila, assistiti da alcune decine di sacerdoti, molti dei quali giapponesi. Il reggente Toyotomi Hideyoshi emanò in quell'anno un primo editto di espulsione dei missionari, senza però darvi subito esecuzione. La persecuzione vera scattò dieci anni dopo, quando l'equipaggio di una nave spagnola naufragata sulla costa lasciò intendere che i missionari preparavano la conquista del Paese.
Furono arrestati ventisei: sei frati francescani venuti dalle Filippine, tre gesuiti giapponesi, tra cui Paolo Miki, e diciassette laici, catechisti e neofiti, compresi tre ragazzi di dodici, tredici e quindici anni. Condotti da Kyoto a Nagasaki in pieno inverno, subirono per strada ogni sorta di ingiurie. Il 5 febbraio, sulla collina di Nishizaka, furono legati alle croci e uccisi a colpi di lancia.
Paolo Miki, gesuita giapponese nato attorno al 1564 nelle vicinanze di Osaka e non ancora sacerdote, era un predicatore noto. Dalla croce prese a parlare ai presenti, disse di essere giapponese e cristiano, perdonò i suoi carnefici e affidò la propria vita a Dio. Entrato nella Compagnia di Gesù nel 1580, gli toccò in sorte di morire nella stessa forma del maestro che predicava.
I ventisei furono beatificati da Urbano VIII il 14 settembre 1627 e canonizzati da Pio IX l'8 giugno 1862. La loro memoria liturgica, fissata al 6 febbraio nella Chiesa universale, in Giappone cade il 5 febbraio, il giorno stesso della morte.