4 aprile
Sabato Santo.
Il Sabato Santo, che nel 2026 cade il 4 aprile, è il giorno del silenzio. L'altare è spoglio, il tabernacolo vuoto, le candele spente. Non si celebra la messa e la comunione si amministra soltanto come viatico, ai moribondi: è l'unico giorno dell'anno in cui nella Chiesa latina non si distribuisce l'Eucaristia all'assemblea.
La liturgia non ha niente da dire, e non lo dice. La comunità si ferma accanto al sepolcro, come i discepoli, che secondo i Vangeli passarono quel sabato senza fare nulla, perché era giorno di riposo. È il giorno in cui la fede consiste nell'attesa di qualcosa che non si è ancora visto.
Quando scende la notte comincia la veglia pasquale, che Agostino chiama la madre di tutte le veglie. Fuori dalla chiesa si benedice il fuoco nuovo; con la sua fiamma si accende il cero pasquale, sul quale sono incisi la croce, le lettere alfa e omega e l'anno. Il cero entra nella chiesa al buio, preceduto tre volte dal canto Lumen Christi, e i presenti accendono le proprie candele dalla sua fiamma.
Segue il canto dell'Exsultet, l'annuncio della Pasqua che apre la veglia. Poi la liturgia della Parola è più lunga che in ogni altro giorno dell'anno: fino a sette letture dall'Antico Testamento con i loro salmi, e infine l'epistola e il Vangelo della risurrezione. Dopo l'ultima lettura si canta il Gloria, e in quel momento tornano a suonare le campane, rimaste mute dal Giovedì Santo.
Nella seconda parte della veglia si benedice l'acqua del fonte battesimale e si amministra il battesimo a chi lo riceve in quella notte, mentre tutta l'assemblea rinnova le promesse del proprio battesimo. Anche dove non ci sono battezzandi l'acqua viene benedetta e le promesse rinnovate. La veglia si conclude con la liturgia eucaristica, che è già la messa di Pasqua. Chi esce dalla chiesa allo spuntare del giorno ha attraversato in una notte il passaggio da cui la festa prende il nome.