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13 marzo

San Sabino, martire.

martire

Il Martirologio Romano ricorda il 13 marzo, a Minya in Egitto, un martire di nome Sabino, che dopo avere patito molto fu gettato nel fiume. Di lui non si conservano Atti antichi e le notizie che lo riguardano sono poche: le fonti disponibili lo dicono nato nella stessa Minya, in una famiglia egiziana, e convertito al cristianesimo in età adulta.

Quando si inasprì la persecuzione voluta da Diocleziano, Sabino lasciò la casa e i beni e cercò riparo fuori dalla città, insieme ad altri cristiani che il governatore Ario faceva ricercare. La piccola comunità visse nascosta per qualche tempo, finché il luogo in cui si rifugiava fu scoperto e Sabino venne arrestato.

Sottoposto a tortura per costringerlo a rinunciare alla fede, resistette, e alla fine fu gettato nel fiume, dove morì annegato. Il Martirologio riassume la vicenda in una riga sola e non indica l'anno.

Sulla data del martirio le fonti divergono: alcune la collocano nel 287, altre nel 303, l'anno in cui la persecuzione dioclezianea divenne più dura. L'incertezza nasce dal fatto che la memoria di Sabino è tramandata da calendari liturgici e non da un racconto completo. Anche il nome è comune nell'agiografia egiziana di quel periodo, e non sempre è facile distinguere questo martire di Minya da altri santi omonimi.

Il suo culto si è radicato anche in alcune località dell'Italia meridionale, dove è invocato come protettore delle campagne e delle acque. La memoria liturgica cade il 13 marzo.