23 novembre
San Clemente I.
Papa e martire
Clemente fu il quarto vescovo di Roma dopo Pietro, Lino e Anacleto, e resse la Chiesa alla fine del I secolo. Le date del suo governo sono approssimative: gli si attribuisce il periodo fra l'88 e il 97, oppure fra il 92 e il 101. Di lui parla Ireneo di Lione, che lo ricorda come terzo successore di Pietro dopo i vescovi Lino e Anacleto.
La sua fama è legata a una lettera. Intorno all'anno 96 la comunità cristiana di Corinto aveva deposto i propri presbiteri, creando una grave spaccatura. Clemente intervenne con una lettera alla Chiesa di Corinto, la cosiddetta Prima lettera di Clemente ai Corinzi, che è il più antico scritto cristiano giunto fino a noi dopo i testi del Nuovo Testamento. Vi raccomandava la concordia, l'umiltà e la sottomissione ai pastori legittimi, e vi richiamava l'ordine della successione apostolica.
Della sua morte non si sa nulla di certo. L'antica tradizione romana lo annovera tra i martiri, e il Canone della messa lo nomina insieme agli altri papi che diedero la vita per la fede. La leggenda del suo martirio, più tarda di parecchi secoli, lo vuole esiliato in Crimea, condannato ai lavori forzati nelle cave, e infine gettato in mare con un'ancora legata al collo. Da questa vicenda viene l'ancora, che è il suo attributo più comune, e il titolo di patrono dei marinai.
A Roma gli è dedicata una delle basiliche più suggestive della città, San Clemente, costruita sopra un complesso di edifici antichi che comprende una casa romana e un santuario di Mitra: gli scavi sotto la chiesa mostrano come un luogo di culto pagano sia stato progressivamente trasformato in una chiesa cristiana.
La sua memoria liturgica cade il 23 novembre. Nel IX secolo i fratelli Cirillo e Metodio, durante la loro missione presso i popoli slavi, ritrovarono le sue reliquie e le portarono a Roma, dove furono collocate nella basilica a lui intitolata.
Fonti
- Calendario Romano Generale, 23 novembre
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