5 novembre
San Donnino.
Martire
Donnino era un giovane cristiano di Cesarea di Palestina, di buona cultura, che secondo la testimonianza di Eusebio di Cesarea esercitava la medicina. Visse nella seconda metà del terzo secolo, quando la Chiesa attraversava l'ultima e più dura delle grandi persecuzioni, quella scatenata dall'imperatore Diocleziano a partire dal 303.
Di lui si sa quel poco che lo storico Eusebio, suo concittadino e quasi contemporaneo, ha tramandato: che era uno dei martiri più noti della regione, e che si distingueva per una libertà di parola che tutti in Palestina conoscevano. Non era un uomo che si nascondesse. Quando la persecuzione cominciò, venne arrestato e condannato ai lavori forzati nelle miniere di rame, in Fenicia, presso il luogo chiamato Phaeno e poi a Mismiya.
Nelle miniere i condannati vivevano in condizioni durissime, fra il lavoro nelle gallerie e le privazioni di ogni genere, e molti non sopravvivevano. Donnino resistette per anni, senza cedere alle pressioni che miravano a fargli abiurare la fede. Le autorità tornarono più volte sulla sua sorte, come testimoniano gli atti di quei processi, nei quali egli si rifiutò di sacrificare agli dei.
Al quinto anno della persecuzione, per ordine del prefetto Urbano, fu condannato al rogo. Il Martirologio Romano lo ricorda insieme ad altri martiri della stessa Cesarea, fra cui Teotimo, Filoteo e Silvano, che subirono il martirio nei giochi del circo, dati in pasto alle belve.
La sua festa ricorre il 5 novembre. La figura di Donnino, medico e poi condannato ai lavori più duri, ha lasciato poche tracce oltre alla memoria del suo martirio; ed è significativo che a conservarne il nome e il ricordo sia stato, ancora una volta, un libro: la storia della Chiesa di Eusebio, scritta per non lasciar cadere nell'oblio i nomi di chi aveva dato la vita per la fede.
Fonti
- Martirologio Romano, 5 novembre
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