14 gennaio
San Felice da Nola.
Sacerdote e martire
Felice fu sacerdote a Nola, in Campania, nella seconda metà del III secolo, e collaboratore del vescovo Massimo. Di lui non si conservano Atti antichi: la fonte principale è il poeta Paolino di Nola, che tra la fine del IV e l'inizio del V secolo raccolse in versi la tradizione orale del territorio e gli dedicò quattordici carmi, scritti per la sua festa del 14 gennaio. Paolino, convertitosi anche per intercessione di Felice, volle essere sepolto accanto alla sua tomba.
Secondo quel racconto, durante la persecuzione il vescovo Massimo si allontanò da Nola per mettersi in salvo, mentre Felice fu catturato e torturato. La tradizione narra che sarebbe stato liberato in modo miracoloso e che avrebbe poi riportato in città sulle spalle il vescovo, nascosto sui monti. Per le sofferenze patite fu sempre venerato come martire, benché non risulti ucciso dai persecutori.
Sulla data della morte le fonti divergono. Una parte della tradizione la colloca sotto l'imperatore Decio, intorno al 250, un'altra sotto Valeriano, verso il 260; altri ancora fanno risalire il suo ritorno a Nola alla pace del 313. Non è possibile stabilire con certezza né l'anno né le circostanze esatte: la figura di Felice è avvolta da notizie tarde e in parte leggendarie.
Tornata la pace, la comunità lo avrebbe voluto vescovo, ma egli rifiutò per umiltà e scelse di vivere in povertà, rinunciando a rivendicare i beni che gli erano stati confiscati.
Fu sepolto nella necropoli di Cimitile, presso Nola, tra i più importanti complessi paleocristiani dell'Italia meridionale. La sua tomba divenne meta di pellegrinaggi e fu ritenuta particolarmente efficace contro la falsa testimonianza, tanto da essere chiamata Ara Veritatis. Il nome di Felice, diffuso nell'agiografia cristiana, fece confondere la sua figura con altri santi omonimi; ma il sacerdote martire celebrato il 14 gennaio è quello di Nola.