12 novembre
San Giosafat Kuncewicz.
Vescovo e martire
Giosafat, al secolo Giovanni Kuncewicz, nacque intorno al 1580 a Volodymyr, nell'attuale Ucraina, allora nel regno di Polonia e Lituania, da una famiglia della nobiltà rutena di fede ortodossa. Si formò in un ambiente attraversato da una lacerazione profonda: le Chiese di rito orientale di quelle terre erano legate a Costantinopoli, mentre il regno cattolico cercava da decenni un'altra soluzione.
Quella soluzione prese forma nell'unione di Brest del 1596, con cui una parte dei vescovi ortodossi di quelle regioni riconobbe l'autorità del papa conservando la liturgia e il rito orientale. Giovanni aderì a quella Chiesa greco-cattolica, entrò nel monastero di Vilnius e prese il nome di Giosafat. La sua scelta non fu una conversione di comodo: era la convinzione che l'unità si potesse ricomporre senza cancellare la tradizione orientale.
Divenne monaco, poi vescovo di Vitebsk e infine arcivescovo di Polack. Si dedicò alla riforma del clero, alla predicazione e alla cura dei poveri, e nello stesso tempo difese con fermezza il rito orientale contro chi avrebbe voluto ridurlo a una copia di quello latino. Questo lo rese sospetto a molti: agli ortodossi, che lo vedevano come un traditore, e a una parte dei cattolici di rito latino, che non sopportavano il suo attaccamento alle tradizioni bizantine.
Il 12 novembre 1623, mentre si trovava a Vitebsk, fu assalito e ucciso da un gruppo di oppositori. Il corpo, gettato nel fiume Dvina, fu recuperato e sepolto con onore. La sua morte fece scalpore in tutta Europa e mise in luce quanto la questione religiosa di quelle terre fosse anche una questione politica.
Fu canonizzato nel 1867 e la Chiesa lo ricorda come il primo santo dell'unione fra Oriente e Occidente. La sua vicenda resta un caso esemplare di quanto sia difficile, in una terra di frontiera, tenere insieme la fedeltà a Roma e la fedeltà alla propria tradizione.
Fonti
- Calendario Romano Generale, 12 novembre
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