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18 dicembre

San Malachia, profeta.

Profeta

Di Malachia non si conosce nulla della vita. Il suo nome compare soltanto come intestazione del libro che chiude la raccolta dei dodici profeti minori; le notizie biografiche che circolano su di lui, come la nascita a Sofa in territorio di Zabulon, appartengono a tradizioni tarde e inattendibili. La Chiesa lo venera il 18 dicembre come profeta non per quello che si sa di lui, ma per il testo che porta il suo nome.

Anche il nome è incerto, e forse non è un nome. In ebraico mal'akhi significa "il mio messaggero", e l'antica traduzione greca dei Settanta lo rende con "il suo messaggero". All'epoca della composizione quella parola non era usata come nome personale, e diversi studiosi ritengono che l'autore sia rimasto anonimo; una tradizione ebraica antica lo identificò con Esdra.

Il libro conta tre capitoli nella Bibbia ebraica e quattro nella Vulgata latina. Non è una raccolta di racconti, ma un dialogo tra Dio e il popolo fatto di accuse e risposte: l'amore per Giacobbe contrapposto al rifiuto di Esaù e all'oracolo contro Edom, il rimprovero ai sacerdoti che offrono vittime difettose, la condanna dei matrimoni misti e del ripudio delle mogli, le decime non pagate.

Nel capitolo terzo il libro annuncia: "Ecco, io manderò il mio messaggero a preparare la via davanti a me". Il Vangelo di Matteo, al capitolo 11, vi legge la figura di Giovanni Battista, e lo stesso fa Marco aprendo il suo racconto. Il giorno del Signore vi è descritto come fuoco di fonditore, e il libro si chiude con la promessa del ritorno di Elia.

Sulla datazione le fonti divergono. Il testo non nomina né re né avvenimenti databili; si parla di un governatore, segno che la comunità viveva sotto autorità straniera, in epoca persiana. Molti studiosi collocano la composizione nel V secolo avanti Cristo, negli anni di Esdra e Nehemia; altri la anticipano prima del 500, altri la spostano più tardi.