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7 gennaio

San Raimondo di Penyafort.

Sacerdote

Raimondo nacque intorno al 1175 a Penyafort, nel Penedès catalano, da una famiglia nobile legata alla casa d'Aragona. Studiò a Barcellona e poi a Bologna, dove si addottorò in diritto civile e canonico e insegnò. Tornato in patria, fu canonico della cattedrale prima di entrare nell'ordine dei Predicatori, i domenicani, che aveva conosciuto negli anni bolognesi.

Nel 1230 Gregorio IX lo chiamò a Roma come cappellano e penitenziere e gli affidò un compito destinato a pesare sulla Chiesa per sette secoli. Le leggi ecclesiastiche erano disperse in raccolte numerose, disordinate e talvolta contraddittorie, e il papa gli chiese di riordinarle in un testo unico. Il risultato, pubblicato nel 1234 con una bolla inviata ai dottori di Parigi e di Bologna, è la raccolta delle Decretali di Gregorio IX, il Liber Extra, l'unico testo ammesso nelle scuole. Rimase la base del diritto canonico fino al Codice del 1917.

Fu confessore di Giacomo I d'Aragona e scrisse una Summa sui casi di coscienza per i confessori. Ebbe incarichi di governo nell'ordine, ma passò gli ultimi decenni nel convento di Santa Caterina a Barcellona, tra studio e predicazione.

Intorno alla sua figura è nata presto una leggenda celebre nell'iconografia: si racconta che, a Maiorca, alla corte di Giacomo I, rimproverasse al re la sua vita privata; il sovrano, che non voleva perderlo, vietò alle navi di prenderlo a bordo. Raimondo avrebbe allora steso il mantello sull'acqua e ci sarebbe salito sopra, arrivando a Barcellona. È un racconto agiografico, non un fatto documentato, e resta l'immagine con cui il giurista è entrato nell'arte.

Clemente VIII lo canonizzò nel 1601. È patrono degli avvocati canonisti e di tutti i giuristi, e la sua memoria liturgica cade il 7 gennaio. Morì a Barcellona il 6 gennaio 1275, quasi centenario; nel 1838 le sue spoglie passarono dalla chiesa di Santa Caterina alla cattedrale.