22 gennaio
San Vincenzo di Saragozza.
Diacono e martire
Vincenzo fu diacono della Chiesa di Saragozza e subì il martirio a Valencia intorno al 304, durante la persecuzione di Diocleziano. È venerato come protomartire della Spagna, e la sua figura è legata a quella del vescovo Valerio di Saragozza, che lo aveva ordinato diacono.
Valerio aveva un difetto di pronuncia e non poteva predicare con facilità; per questo affidava a Vincenzo il compito di parlare a nome suo davanti ai fedeli. Quando la persecuzione raggiunse la Spagna, i due furono condotti davanti al governatore Daciano, prima a Saragozza e poi a Valencia.
La fonte più antica sul suo martirio è il carme che il poeta cristiano Prudenzio, nato in Spagna, gli dedicò tra la fine del IV e l'inizio del V secolo. Vi si racconta il processo davanti a Daciano, la richiesta di consegnare i libri sacri perché fossero bruciati, la resistenza di Vincenzo, i tormenti subiti tra il cavalletto, le lame incandescenti e le percosse, e la morte sopraggiunta in carcere. Il vescovo Valerio fu invece mandato in esilio. È il racconto più vicino ai fatti, pur con intenti edificanti; gli Atti più diffusi, invece, sono tardi, composti tra l'VIII e il IX secolo a partire dalla tradizione, e aggiungono molti particolari.
Il culto di Vincenzo si diffuse rapidamente in Spagna, in Gallia e in Italia, dove numerose chiese gli furono intitolate. Molte città si contendono le sue reliquie: Lisbona, che le rivendica dal 1175, Castres in Francia, Cremona e la stessa cattedrale di Valencia. È patrono di Valencia, di Lisbona e di Saragozza, ed è invocato in particolare dai vignaioli, forse per il legame con la potatura della vite, oltre che dai fabbricanti di mattoni e dai marinai.
Morì a Valencia nell'anno 304. Il nucleo storico del suo martirio è ben attestato fin dall'antichità; i dettagli delle torture e del dialogo con il governatore appartengono alla tradizione letteraria.