8 gennaio
Sant'Apollinare di Clermont.
Vescovo
Di Apollinare di Clermont si sa poco, e conviene dirlo subito: non esiste una vita antica che ne racconti la vicenda, e quel che si conosce viene da poche righe di storici. Apparteneva alla grande aristocrazia gallo-romana: era figlio del poeta e vescovo Sidonio Apollinare e di Papianilla, e cugino di altri vescovi del tempo, come Avito di Vienne e Ruricio di Limoges.
Le prime tracce della sua esistenza sono nelle lettere del padre. Dopo la conquista visigota di Clermont fuggì in Italia con il comes Vittorio, che vi perse la vita; lui fu fatto prigioniero e riuscì a tornare in patria. Nel 507 guidò il contingente alverniate schierato con i Visigoti nella battaglia di Vouillé, dove i Franchi di Clodoveo ebbero la meglio. Della sua attività fino al 515 non si sa nulla.
In quell'anno, morto il vescovo Eufrasio, fu messo sulla cattedra di Clermont. Le ricostruzioni divergono sui modi: secondo una versione fu eletto dal clero, secondo un'altra un intrigo delle donne della sua famiglia rovesciò l'elezione del vescovo Quintiano, di origine africana, e lo sostituì, con la tolleranza del re franco Teodorico I. Resse la diocesi per pochi mesi: morì nel 515, lo stesso anno in cui era diventato vescovo, e gli succedette proprio Quintiano.
Su di lui il dossier agiografico è quasi vuoto: nessuna vita antica, nessun miracolo attestato. Il culto è rimasto locale e incerto, e la data dell'8 gennaio non lo riguarda: quel giorno il Martirologio Romano ricorda un altro Apollinare, vescovo di Gerapoli di Frigia, nel secondo secolo. Anche le chiese intitolate a sant'Apollinare, comprese quelle italiane, rinviano di norma al primo vescovo di Ravenna, un martire, figura del tutto diversa.
Di lui resta il ritratto che ne danno gli storici del sesto secolo: un aristocratico che visse la fine del mondo romano e passò dal governo civile alla cattedra episcopale. Morì a Clermont nel 515.