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30 gennaio

Santa Martina.

Vergine e martire

Di santa Martina non si conosce nulla di storicamente certo se non il culto, antichissimo, che Roma le ha dedicato nel cuore del Foro. È annoverata tra le patrone della città, e la sua memoria cade il 30 gennaio.

Il primo documento che la nomina è il Martyrologium Hieronymianum, il calendario più antico della Chiesa romana. Sul Foro sorge una chiesa a lei intitolata: papa Onorio I la fece costruire o restaurare intorno al 625, e cinquecento anni dopo, durante alcuni scavi compiuti proprio in quella chiesa, furono ritrovate le tombe di tre martiri. La sua festa era già celebrata nell'VIII secolo. In sostanza, questo è tutto quello che le fonti permettono di dire.

Il resto viene da una passione tarda e leggendaria, che la descrive come una diaconessa figlia di un nobile romano. Condotta davanti al tribunale dell'imperatore Alessandro Severo (222-235), si sarebbe rifiutata di compiere un sacrificio al dio Apollo; davanti a lei le statue degli dei si sarebbero spezzate; sarebbe stata sottoposta a tormenti dai quali usciva sempre illesa, finché la spada non le troncò il capo al decimo miglio della via Ostiense. Il racconto è pieno di prodigi e non regge al confronto con le fonti storiche: va letto come testo devozionale, non come cronaca.

Nel 1634 Urbano VIII, impegnato nel restauro di molte chiese romane, fece riscoprire le reliquie della martire e ne rilanciò il culto. Le dedicò la chiesa dei Santi Luca e Martina, nel Foro, e compose lui stesso un inno in suo onore che invita i romani a pregare per la città; fissò inoltre al 30 gennaio la data della memoria. Alcuni frammenti ossei di Martina sono venerati anche a Martina Franca, in Puglia.

La data della morte è fissata dalla tradizione al 228, sotto Alessandro Severo; alcune fonti indicano il 226 e non ci sono elementi per stabilirlo con certezza.