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27 aprile

San Simeone, vescovo e martire.

vescovo e martire

Simeone fu il secondo vescovo della comunità cristiana di Gerusalemme, succeduto a Giacomo detto il Giusto, ucciso intorno all'anno 63, e la guidò fino alla morte, avvenuta secondo la tradizione nel 107 sotto l'imperatore Traiano. Le notizie su di lui derivano soprattutto da Egesippo, scrittore cristiano di origine palestinese giunto a Roma verso la metà del II secolo, le cui informazioni confluirono nella Storia ecclesiastica di Eusebio di Cesarea.

Secondo questa tradizione Simeone era figlio di Cleofa e parente di Gesù secondo la carne, discendente dalla casa di Davide; Eusebio lo chiama cugino del Salvatore. La tradizione cattolica lo identifica con il Simone ricordato nei Vangeli come fratello di Gesù, e alcuni testi lo indicano anche come uno dei due discepoli che sulla via di Emmaus incontrarono il Risorto senza riconoscerlo. Su questi dati, che appartengono alla tradizione più che alla documentazione storica, le fonti non sono concordi.

Guidò l'unica comunità cristiana formata interamente da ebrei, in un'epoca di tensioni crescenti nel mondo ebraico, poco prima della rivolta contro Roma. Dopo la distruzione di Gerusalemme e del Tempio la comunità dovette migrare oltre il Giordano, trovando rifugio a Pella, nella Perea. Di qui la tradizione fa derivare la sua lunghissima vita, fino ai centoventi anni.

Sotto Traiano, che vietava le persecuzioni generali e colpiva i cristiani solo su denuncia, Simeone fu accusato, secondo Eusebio, di essere cristiano e discendente di Davide. Fu sottoposto per molti giorni a torture e infine crocifisso, alla presenza del consolare Attico che governava la Giudea.

La morte è collocata intorno al 106 o 107. La Chiesa occidentale lo ricorda il 27 aprile, mentre le Chiese orientali lo celebrano in un'altra data, il 18 febbraio.