10 aprile
Santi Terenzio, Africano, Massimo, Pompeo, Alessandro, Teodoro e quaranta compagni, martiri.
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Il 10 aprile la Chiesa ricorda un gruppo di martiri africani: Terenzio, Africano, Massimo, Pompeo, Alessandro, Teodoro e quaranta compagni. Furono uccisi a Cartagine sotto l'imperatore Decio, durante la persecuzione che nel 250 impose a tutti i cristiani dell'impero di sacrificare agli dei.
Il decreto di Decio colpì le comunità in modo duro e provocò molte defezioni: chi non rinnegava la fede veniva arrestato e processato. Il gruppo guidato da Terenzio, di origine orientale, resistette. Fu lo stesso Terenzio, che parlava a nome di tutti, a professare pubblicamente la fede davanti al tribunale, anche dopo le torture.
L'Africa proconsolare aveva un suo prefetto, Fortunaziano, ed è a lui che le fonti attribuiscono la condanna. Poiché i prigionieri non cedevano, li fece decapitare. I nomi di alcuni compagni sono arrivati fino a noi, forse perché erano le persone più in vista del gruppo: Africano, Massimo, Pompeo, Zenone, Alessandro e Teodoro.
Dei quaranta non si sa altro. Le fonti parlano di martiri di origine orientale, e con questo si spiega la traslazione dei loro corpi a Costantinopoli alla fine del IV secolo, sotto Teodosio il Grande: erano stati sepolti in Africa e da lì tornarono in Oriente.
Sul giorno esatto della festa le fonti non concordano: almeno otto passioni antiche la collocano al 5, al 10 o all'11 aprile, e il giorno più usato è il 10, quello rimasto nel Martirologio Romano. Perfino il luogo è ricostruito, perché il Martirologio li dice in Africa senza indicare la città, mentre la tradizione locale parla di Cartagine.
La memoria di questo gruppo si perde così in una data e in un luogo incerti. Di loro si tramandano i nomi e la maniera della morte, la decapitazione per ordine di un prefetto romano, e nient'altro.