14 aprile
Santi Tiburzio, Valeriano e Massimo, martiri.
valeriano e massimo, martiri
Il Martirologio Romano ricorda il 14 aprile tre martiri romani, Tiburzio, Valeriano e Massimo, sepolti nel cimitero di Pretestato, sulla via Appia. Le notizie antiche, però, non sono concordi sul loro conto, e la loro vicenda è tramandata da due filoni distinti.
Il primo è la Passio di santa Cecilia. Secondo questo racconto Valeriano era il marito di Cecilia e si convertì alla fede per opera della moglie; fu battezzato da papa Urbano I, che resse la Chiesa tra il 222 e il 230, e a sua volta condusse al cristianesimo il fratello Tiburzio. I due si dedicarono a dare sepoltura ai corpi dei cristiani giustiziati, finché il prefetto Almachio li fece arrestare e condannare. Prima dell'esecuzione furono affidati a Massimo, un funzionario di grado inferiore, che assistendo alla loro morte si convertì e fu ucciso a sua volta pochi giorni dopo.
Il secondo filone è il Martirologio geronimiano, che li nomina senza legarli a Cecilia. Vi si legge che Tiburzio era venerato il 14 aprile nel cimitero di Pretestato, mentre Massimo e Valeriano erano ricordati il 21 aprile nel cimitero di Callisto, e che solo in seguito, forse per opera di Gregorio Magno, le due memorie furono unite in una sola celebrazione.
La data del martirio, indicata dalle fonti tarde nel 229, e la ricostruzione della Passio non reggono a un esame storico severo. La Passio di Cecilia è un testo agiografico, scritto per edificare più che per informare, e diversi particolari, tra cui il luogo non identificato chiamato Pagus dove i due fratelli sarebbero stati sepolti, appartengono al racconto leggendario.
Resta il fatto che il culto è antico: il Martirologio geronimiano, già nel quinto secolo, ne conservava i nomi. Più tardi le loro reliquie furono trasferite, e Pasquale I, nel nono secolo, le collocò nella basilica di Santa Cecilia in Trastevere. La memoria liturgica rimane al 14 aprile.