3 aprile
Venerdì Santo – Passione del Signore.
Il Venerdì Santo, che nel 2026 cade il 3 aprile, è, con il Sabato Santo, uno dei due soli giorni dell'anno in cui la Chiesa cattolica non celebra la messa in nessuna parte del mondo. Non è una sospensione casuale: la comunità si raduna senza compiere il rito eucaristico perché guarda al sacrificio che sta al centro di ogni messa, la morte di Cristo sulla croce.
Nel pomeriggio, di norma verso le tre, l'ora in cui secondo i Vangeli Gesù morì, si tiene la liturgia della Passione del Signore. I ministri entrano senza canto e si prostrano a terra all'inizio. Seguono tre letture: il canto del servo sofferente di Isaia, un passo della lettera agli Ebrei e il racconto della Passione secondo Giovanni.
Dopo l'omelia si recita la preghiera universale nella forma più antica che la liturgia romana conosca: dieci intenzioni, per la Chiesa, per il papa, per i ministri, per i catecumeni, per i malati, per chi cerca Dio e per chi non crede, ciascuna conclusa da un'invocazione e da un momento di silenzio.
Poi la croce viene scoperta. Il sacerdote canta tre volte Ecce lignum crucis e ogni volta si inginocchia; i fedeli si avvicinano a baciarla o a inchinarsi. I paramenti sono rossi, l'altare spoglio. La comunione si distribuisce con le ostie consacrate il giorno precedente, perché oggi non si consacra. Campane e organo restano muti fino alla veglia pasquale.
Il Venerdì Santo è per la Chiesa universale giorno di digiuno e di astinenza, come stabilisce il canone 1251 del Codice di diritto canonico. In molte parrocchie si tiene la Via Crucis, l'esercizio delle quattordici stazioni che ripercorre il cammino di Gesù dalla condanna al sepolcro; a Roma si svolge al Colosseo, dove fu ripreso da Paolo VI nel 1964, riallacciandosi a un'usanza del 1750.
La giornata si chiude senza riti pubblici. Nessuno annuncia niente: il Signore è nel sepolcro, e la Chiesa tace fino alla notte seguente.