Salta al contenuto

8 maggio

San Vittore, martire.

martire

Vittore era un soldato originario della Mauritania, in servizio a Milano, e morì decapitato a Lodi nel 303, durante la persecuzione di Diocleziano. La Chiesa ambrosiana lo venera l'8 maggio.

La fonte più antica su di lui è sant'Ambrogio, che lo ricorda nell'Interpretazione del Vangelo secondo Luca e nell'inno in onore dei martiri Vittore, Nabore e Felice. I tre erano soldati nordafricani di stanza a Milano e si erano convertiti al cristianesimo. Quando l'imperatore ordinò l'epurazione dell'esercito, essi, che avevano rifiutato di sacrificare agli idoli, furono catturati e condannati alla decapitazione; la sentenza fu eseguita a Lodi. Dopo l'editto di Costantino i loro corpi tornarono a Milano.

Ambrogio ebbe per Vittore una devozione particolare: gli dedicò una tomba sontuosa, con mosaici dorati, che sarebbe stata inglobata nella basilica di Sant'Ambrogio, e volle seppellire accanto a quella tomba il fratello Satiro. Nel 1576 Carlo Borromeo, trovando le reliquie sparse in diversi punti della città, le riunì.

Un'altra fonte, di dubbio valore storico, sono gli Atti risalenti all'ottavo secolo, che aggiungono molti particolari. Vittore, trascinato nell'ippodromo del circo presso Porta Ticinese al cospetto di Massimiano e del suo consigliere Anulino, rifiutò di rinnegare la fede; fu flagellato e rinchiuso nel carcere presso Porta Romana, dove subì altre torture. Fuggito, si nascose in una stalla presso Porta Vercellina, fu scoperto e decapitato in un vicino bosco di olmi. Il vescovo Materno avrebbe trovato il corpo dopo sette giorni, vegliato da due fiere, e gli avrebbe dato sepoltura.

Il culto di Vittore è diffuso in tutta la Lombardia e nel Canton Ticino, dove molte chiese portano il suo nome, e nella tradizione popolare è invocato come protettore dei prigionieri e degli esuli. La data dell'8 maggio 303 è quella tramandata dalla tradizione ambrosiana.