5 febbraio
Sant'Agata, vergine e martire.
vergine e martire
Agata morì martire a Catania il 5 febbraio del 251, durante la persecuzione voluta dall'imperatore Decio. Era nata in quella città nei primi decenni del III secolo, secondo la datazione tradizionale nel 235, in una famiglia ricca e di fede cristiana.
Ancora giovanissima, intorno ai quindici anni, chiese al vescovo di Catania di essere consacrata a Dio e ne ricevette il velo rosso delle vergini. Il proconsole Quinziano la vide, se ne invaghì e, forte dell'editto di persecuzione, la accusò di vilipendio della religione di Stato. Portata al palazzo pretorio, resistette ai tentativi di seduzione; l'uomo allora imbastì contro di lei un processo.
Interrogata e torturata, Agata restò ferma nella fede. Secondo il racconto tradizionale le furono strappati o tagliati i seni con enormi tenaglie, e in seguito, dopo una visione, sarebbe stata guarita. Quando fu ordinato di bruciarla viva, un forte terremoto impedì l'esecuzione; il proconsole la fece togliere dalla brace e riportare in cella, dove morì poche ore dopo.
Il resoconto del martirio appartiene alla tradizione agiografica, ma il culto di Agata è antichissimo e non dipende da quel testo: reperti archeologici risalenti a pochi decenni dalla sua morte ne attestano l'antichità, e il suo nome, in greco Agathé, significa buona.
È venerata come patrona di Catania, dei pompieri e della Repubblica di San Marino; nell'iconografia la accompagnano la palma del martirio, le tenaglie e i seni su un piatto. Il Martirologio Romano la ricorda il 5 febbraio, giorno della sua morte.