9 maggio
Sant'Isaia, profeta.
profeta
Isaia è il maggiore dei profeti di Israele, e la Chiesa lo ricorda il 9 maggio. Apparteneva alla casa reale di Davide, e la sua attività si svolse a Gerusalemme per circa quarant'anni, nella seconda metà dell'ottavo secolo avanti Cristo.
La sua vocazione è raccontata nel libro che porta il suo nome: nel tempio il profeta vede il Signore seduto su un trono elevato, circondato dai serafini; uno di essi prende un carbone ardente dall'altare e gli tocca la bocca, purificandolo dal peccato. Da quel momento Isaia parla a nome di Dio. Il Martirologio Romano colloca la sua missione negli anni di Ozia, Iotam, Acaz ed Ezechia, re di Giuda, e la riassume come l'annuncio della fedeltà e della salvezza del Signore, a compimento della promessa fatta a Davide.
Visse nel periodo in cui l'impero assiro avanzava verso occidente. Quando Ezechia cercò l'alleanza dell'Egitto contro gli Assiri, il profeta si oppose, esortando a non cercare appoggi fra gli uomini ma a rivolgersi soltanto a Dio, e annunciò la rovina del regno. Il libro che porta il suo nome è il più ampio dei libri profetici dell'Antico Testamento, con sessantasei capitoli, nei quali si leggono anche i canti del Servo, che la tradizione cristiana ha letto come annuncio della passione di Cristo.
Sulla sua morte la Scrittura non dice nulla. Una tradizione giudaica, raccolta anche dal Martirologio, vuole che sia morto martire sotto il re Manasse, verso il 681 avanti Cristo; un'altra tradizione, antichissima, racconta invece che fu segato in due.
Sotto il nome di Isaia la critica moderna distingue più autori vissuti in epoche diverse: al profeta dell'ottavo secolo risale il nucleo più antico del libro, mentre altre parti rispecchiano il tempo dell'esilio a Babilonia e i decenni successivi al ritorno. La liturgia cattolica legge comunque l'intero libro come parola di Dio, senza entrare nella questione.