12 Versetti della Bibbia sul Conforto contro l'Ansia e la Paura
Dodici versetti della Bibbia nella traduzione Martini, scelti per i momenti di ansia e di paura, con una nota su come leggerli.
L’ansia non si vince con un ragionamento. Chi la conosce sa che arriva senza chiedere permesso, spesso di notte, e che spiegazioni e consigli servono a poco. La Scrittura non offre spiegazioni. Offre parole da ripetere, quando le nostre non bastano.
I dodici versetti che seguono parlano di paura, di attesa, di stanchezza. Sono tutti nella traduzione di Mons. Antonio Martini, l’italiano della Vulgata che i cattolici italiani hanno letto dal Settecento fino al Novecento. È una lingua più larga della nostra, con parole che oggi non usiamo più: perocché, sbigottimento, tribolazioni. Vale la pena leggerla lentamente.
Le ragioni per cui pubblichiamo questa traduzione, e non quella che si ascolta a Messa, sono spiegate in Fonti e diritti.
I dodici versetti
1. Salmo 22, 4
Imperocché quand’anche io camminassi in mezzo all’ombra di morto, non temerò disastri, perché meco sei tu. La tua verga stessa, e il tuo bastone mi han consolato.
— Salmo 22, 4 (Martini)
È il versetto che si legge ai malati e a chi accompagna un morente. Il pastore non promette di evitare la valle oscura: la attraversa, e sta accanto. La verga e il bastone sono gli strumenti di chi guida un gregge; qui consolano, cioè danno forza. Chi prega queste parole non riceve una spiegazione del dolore. Riceve la compagnia di qualcuno che non se ne va.
2. Salmo 26, 1
IL Signore mia luce, e mia salute: chi ho io da temere? Il Signore difende la mia vita: chi potrà farmi tremare?
— Salmo 26, 1 (Martini)
Il salmo comincia con due domande, non con una risposta: chi ho io da temere, chi potrà farmi tremare. Chi ha paura può ripeterle senza risolverle. La luce e la salute non sono ancora visibili, eppure il salmista le dichiara prima di vederle. È il gesto di chi entra nel buio affermando che il buio non è tutto.
3. Salmo 33, 18
Il Signore sta dappresso a coloro, che hanno il cuore afflitto, e agli umili di spirito darà salute.
— Salmo 33, 18 (Martini)
Il versetto non dice che il cuore afflitto guarisce in fretta. Dice dove sta Dio mentre il cuore è afflitto: dappresso. Non lontano, non in attesa che passi. Chi prega con il cuore a pezzi non deve prima aggiustarlo per essere ascoltato.
4. Salmo 45, 2
Per questo non ci sbigottiremo quando sia scommossa la terra, e i monti siano trasportati nel mezzo del mare.
— Salmo 45, 2 (Martini)
Il salmo non nega il terremoto: lo mette nel primo versetto, insieme ai monti che franano nel mare. La frase comincia però con un «per questo non ci sbigottiremo», che viene prima della catastrofe. È una fiducia che non dipende da come vanno le cose.
5. Salmo 90, 1-2
Colui, che riposa nell’aiuto dell’Altissimo, viverà sotto la protezione del Dio del cielo. Egli dirà al Signore: Mio difensore se’ tu, e mio asilo: egli è il mio Dio, in lui spererò
— Salmo 90, 1-2 (Martini)
Qui non si parla di un Dio lontano, ma di un riparo: chi riposa nell’aiuto dell’Altissimo sta sotto una protezione che non si vede. Il versetto seguente è una risposta in prima persona, come se il salmista rispondesse alla propria paura. Nella tradizione questo è il salmo della protezione, insieme all’invocazione Sotto la tua protezione.
6. Salmo 120, 1-2
Alzai gli occhi miei verso de’ monti, donde verrà a me soccorso. Il mio aiuto vien dal Signore, che fece il cielo, e la terra.
— Salmo 120, 1-2 (Martini)
Il salmista alza gli occhi verso i monti, che per Israele erano insieme la strada e il pericolo. La domanda resta sospesa: donde verrà a me soccorso. La risposta non viene dai monti, ma da chi ha fatto il cielo e la terra. Chi oggi guarda in alto e non trova nulla può ripetere il secondo versetto da solo.
7. Deuteronomio 31, 6
Fatevi cuore, siate costanti; non vi prenda timore, o sbigottimento al cospetto di esse: perocché il Signore Dio tuo egli è tuo condottiere, e non ti lascerà, e non ti abbandonerà.
— Deuteronomio 31, 6 (Martini)
Mosè parla a un popolo che sta per entrare in una terra sconosciuta senza di lui. Il verbo è al futuro e non pone condizioni: non ti lascerà, e non ti abbandonerà. Questo non dipende da quanto siamo bravi a restare fedeli.
8. Giosuè 1, 9
Ecco che io tel comando: Fatti cuore, e sii costante: non aver paura, e non ismarrirti: perocché teco egli è il Signore Dio tuo in qualunque parte tu vada.
— Giosuè 1, 9 (Martini)
Dio ripete a Giosuè un ordine già dato. La ripetizione dice che la paura non è un difetto da nascondere, ma qualcosa con cui si convive. La ragione del coraggio non sta nel carattere di Giosuè, ma in una presenza: teco egli è il Signore Dio tuo in qualunque parte tu vada. Anche nei luoghi che non abbiamo scelto.
9. Isaia 41, 10
Non aver paura; perocché io son teco: non torcer di strada; perocché io sono il tuo Dio: ti ho fortificato, e ti ho aiutato, e la destra del giusto mio ti sostenne.
— Isaia 41, 10 (Martini)
Tre imperativi e tre motivi. Non aver paura: io son teco. Non torcer di strada: io sono il tuo Dio. Poi il passato, con tre verbi in crescendo: ti ho fortificato, ti ho aiutato, ti sostenne. Il versetto non promette che non accadrà nulla di brutto. Promette che non accadrà da soli. Del profeta si può leggere la scheda di Isaia.
10. Isaia 43, 2
Quando tu passerai per mezzo alle acque, io sarò teco, e non ti cuoprirà la corrente: quando passerai per mezzo al fuoco, non sarai abbruciato, e la fiamma non avrà ardore per te.
— Isaia 43, 2 (Martini)
Acqua, corrente, fuoco, fiamma. Il testo non dice che saremo risparmiati dagli elementi: dice che li attraverseremo. La fede non è un ponte sopra i guai, è la certezza di una presenza dentro i guai. Isaia scrive a deportati, gente che conosceva il fuoco delle città bruciate.
11. Isaia 40, 31
Ma que’, che sperano nel Signore, acquisteranno nuova fortezza, prenderanno ale di aquila, correranno senza fatica, cammineranno senza stancarsi.
— Isaia 40, 31 (Martini)
Poco prima il profeta elenca chi si stanca: i giovani, i più forti. La stanchezza non è una vergogna. Il versetto non promette ali per volare via dai problemi, ma fortezza per camminare. Correranno senza fatica, cammineranno senza stancarsi: anche il passo lento rientra nella promessa.
12. Geremia 29, 11
Imperocché io so i disegni, che ho sopra di voi, dice il Signore, disegni di pace, e non di afflizione, per dare a voi la fine, e quello, che aspettate.
— Geremia 29, 11 (Martini)
Sono parole scritte a deportati in Babilonia, ai quali Dio ha appena annunciato settant’anni di esilio. La speranza non annulla l’attesa: la attraversa. Il versetto non dice che il futuro sarà quello che avevamo immaginato; dice che i disegni di Dio su di noi sono disegni di pace.
Come si legge un versetto quando si è in ansia
Non è uno studio, e non è un esame. Quando l’ansia stringe, la lettura cambia rispetto a quando si sta bene.
Uno solo. Si sceglie un versetto, non dodici. Dodici sono troppi: la mente in ansia ha bisogno di poche parole fisse, ripetute.
Ad alta voce, lentamente. Il salmo di protezione dice:
Alzerà a me la voce, e io lo esaudirò: con lui son io nella tribolazione, ne lo trarrò, e lo glorificherò.
— Salmo 90, 15 (Martini)
Le parole vanno dette, non solo pensate. La voce aiuta il corpo a rallentare. Se la sera è il momento più duro, la preghiera della sera offre una struttura semplice.
Ripetere. Non c’è nulla di magico nella ripetizione. Serve a tenere l’attenzione dove il pensiero non vuole restare. È lo stesso meccanismo della Corona della Divina Misericordia, che affida a un ritornello una richiesta che non sappiamo formulare.
Non pretendere di sentire qualcosa. In questi momenti la fede è raramente un’emozione. Spesso è solo un atto di volontà: dico queste parole perché sono vere, anche se non le sento.
Se la paura prende la forma di un pensiero che non si riesce a lasciare, può aiutare la preghiera a San Michele, tradizionalmente legata alla protezione. Se invece pesa il senso di colpa, l’atto di dolore è la preghiera più breve e più diretta.
E se l’ansia non passa, questo non significa che la preghiera non abbia funzionato. Il Signore non chiede di non avere paura: chiede di portargliela. La Salve Regina si chiude con una richiesta che non si vergogna del dolore, e il Padre nostro resta il punto di partenza di tutto: un giorno per volta.
Una nota sui testi
Le citazioni sono riportate come si leggono nell’edizione Martini, senza ammodernamenti. Due avvertenze per chi vuole riscontrarle.
La prima riguarda la numerazione. La Martini segue la Vulgata, e la Vulgata numera i salmi in modo diverso dalla numerazione oggi più diffusa, che risale al testo ebraico: il salmo di protezione, per tutti «Salmo 91», qui è il Salmo 90, e lo stesso scarto vale per gli altri salmi citati. In ogni riferimento trovate il numero della Martini.
La seconda riguarda i titoli. Alcuni salmi portano in testa un’indicazione come «Salmo di Davidde» o «Cantico dei gradi»: è un’intestazione, non un versetto, e non l’abbiamo riportata dentro la citazione.