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21 gennaio

Sant'Agnese.

Vergine e martire

Agnese fu una ragazza romana di circa tredici anni, martire a Roma durante la persecuzione di Diocleziano, intorno al 304. Il suo culto è antichissimo e tra i meglio attestati dell'antichità cristiana: il suo nome figura nella Depositio martyrum del 354 e, cosa rarissima, è ricordato anche nel Canone della Messa romana.

Della sua vita e del suo martirio non si sa nulla di storicamente certo. La passione che la racconta è un testo tardivo, attribuito allo pseudo-Ambrogio e risalente al V secolo, e vi si accumulano episodi leggendari: il rifiuto del matrimonio, la denuncia come cristiana, la condanna a essere condotta in un luogo di prostituzione e la protezione divina che la sottrae alla violenza, fino alla morte per spada. Sono elementi agiografici, non dati storici, e non vanno confusi con il nucleo attestato del suo martirio.

Il nome Agnese è accostato dalla tradizione ad agnus, l'agnello, e da questo accostamento deriva l'iconografia che la raffigura con un agnello tra le braccia; altri studiosi lo fanno risalire invece al greco hagne, che significa pura, casta. In entrambi i casi il legame con l'agnello ha finito per prevalere nell'arte.

Agnese fu sepolta sulla via Nomentana, in un cimitero che da lei prese il nome. Su quel luogo sorse la basilica di Sant'Agnese fuori le mura, voluta, secondo la tradizione, da Costanza, figlia di Costantino, accanto alla quale fu innalzato il mausoleo detto di Santa Costanza. Le sue reliquie sono venerate in quella basilica.

La memoria liturgica cade il 21 gennaio. In quel giorno, a Roma, vengono benedetti due agnelli, e dalla loro lana si tesse il pallio che il papa consegna ai metropolitani. Della sua morte, avvenuta con ogni probabilità nel 304, si può dire solo che fu una giovane cristiana uccisa a Roma; tutto il resto appartiene alla tradizione devozionale.