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Le più belle frasi di conforto della Bibbia nei momenti difficili

Frasi di conforto dalla Bibbia nella traduzione Martini, raccolte per situazione: quando si è persi, quando si ha paura, quando si è soli, quando si è in lutto.

La Bibbia non è un manuale di consolazione. Contiene però alcune frasi che, lette nel momento giusto, reggono più di qualunque discorso.

Quelle raccolte qui sono divise per situazione. Non è una divisione teologica: è una divisione pratica, per chi apre questa pagina sapendo già quale delle quattro gli somiglia di più. Tutte le citazioni sono prese dalla traduzione di Mons. Antonio Martini, condotta sulla Vulgata, di pubblico dominio.

Quando si è persi

Ci sono momenti in cui non si è infelici e non si è malati. Semplicemente non si sa dove si sta andando, e ogni scelta sembra sbagliata.

Il Signore mi governa, e niuna cosa a me mancherà Egli mi ha posto in luoghi di pascolo abbondante. Mi ha condotto a un’acqua, che riconforta Richiamò a se l’anima mia. Mi ha condotto pe’ sentieri della giustizia per amore del suo nome.

— Salmo 22, 1-3 (Martini)

Il salmo cambia soggetto a metà: comincia descrivendo il pastore e finisce parlando a Dio in seconda persona. È il passaggio che fa chi prega: da una descrizione a un rapporto. Chi si sente perso può partire dalla prima riga, che è la più semplice di tutta la Bibbia.

Imperocché io so i disegni, che ho sopra di voi, dice il Signore, disegni di pace, e non di afflizione, per dare a voi la fine, e quello, che aspettate.

— Geremia 29, 11 (Martini)

Queste parole sono state scritte a persone che avevano appena saputo di dover restare in esilio settant’anni. La speranza, qui, non è l’annuncio che tutto si risolverà domani. È la certezza che il tempo che ci aspetta non è abbandonato.

Ponimi davanti, o Signore, la legge della tua via, e per riguardo a’ nemici miei guidami pel diritto sentiero.

— Salmo 26, 11 (Martini)

Chiedere una strada, invece di pretenderla, è già una forma di orientamento. Il versetto chiede di essere guidati «pel diritto sentiero», e aggiunge una ragione che sorprende: per riguardo ai nemici, cioè perché la strada resti chiara anche quando qualcuno la complica.

Quando si ha paura

Per questo non ci sbigottiremo quando sia scommossa la terra, e i monti siano trasportati nel mezzo del mare.

— Salmo 45, 2 (Martini)

IL Signore mia luce, e mia salute: chi ho io da temere? Il Signore difende la mia vita: chi potrà farmi tremare?

— Salmo 26, 1 (Martini)

Non aver paura; perocché io son teco: non torcer di strada; perocché io sono il tuo Dio: ti ho fortificato, e ti ho aiutato, e la destra del giusto mio ti sostenne.

— Isaia 41, 10 (Martini)

Questi versetti non spiegano la paura. Ne cambiano il destinatario. Il Salmo 45 mette il terremoto nel primo versetto e la fiducia subito dopo: non ci sbigottiremo. Il Salmo 26 mette la domanda in forma di sfida: chi ho io da temere? Isaia, invece, insiste sul fatto che la protezione è già avvenuta: ti ho fortificato, e ti ho aiutato. La paura resta, ma non è più l’unica voce.

Fatevi cuore, siate costanti; non vi prenda timore, o sbigottimento al cospetto di esse: perocché il Signore Dio tuo egli è tuo condottiere, e non ti lascerà, e non ti abbandonerà.

— Deuteronomio 31, 6 (Martini)

L’invito a non lasciarsi prendere dal timore ricorre più volte nella Scrittura, sempre nei momenti di passaggio. Chi ha paura di restare solo può ripetere solo la seconda metà: non ti lascerà, e non ti abbandonerà.

Quando si è soli

Perché il padre mio, e la madre mia mi hanno abbandonato: ma il Signore si è preso cura di me.

— Salmo 26, 10 (Martini)

Il versetto parte dal caso peggiore: l’abbandono dei genitori. Non lo nega, non lo minimizza. Lo supera. È una frase da leggere nelle situazioni in cui la famiglia non c’è, o c’è ma non è un rifugio.

E il Signore che è vostro condottiere, sarà egli con te: non ti lascerà, e non ti abbandonerà: non temere, e non isbigottirti.

— Deuteronomio 31, 8 (Martini)

Qui la solitudine è affrontata dal lato opposto: non da chi è abbandonato, ma da chi deve andare avanti da solo. Dio è «vostro condottiere», cioè cammina prima di noi: nei luoghi che non abbiamo ancora visto.

Ora dice il Signore, che te creò, o Giacobbe, e te formò, o Israele: non temere; perocché io ti ho redento, e ti ho chiamato pel tuo nome: tu se mio.

— Isaia 43, 1 (Martini)

Il versetto contiene tre verbi al passato: creò, formò, redento — e la conclusione, «tu se’ mio». Non si fonda su ciò che faremo, ma su ciò che è già stato fatto. Per chi si sente un numero, questa è la frase che restituisce un nome.

Quando si è in lutto

Il Signore sta dappresso a coloro, che hanno il cuore afflitto, e agli umili di spirito darà salute.

— Salmo 33, 18 (Martini)

Molte le tribolazioni de’ giusti; e da tutte queste li trarrà il Signore.

— Salmo 33, 19 (Martini)

Questi due versetti stanno uno dopo l’altro e vanno letti insieme. Il primo dice dove sta Dio nel momento della rottura: dappresso, vicino a chi ha il cuore afflitto. Il secondo dice che le tribolazioni dei giusti sono molte, e che questo non contraddice nulla. Il salmo non promette una vita senza perdite; promette che da tutte queste il Signore trarrà.

Misericordia del Signore ell’è, che noi non siamo consunti: perchè non son mai venute meno le sue misericordie. Delle nuove ne sono ogni mattina: grandemente fedele se’ tu.

— Lamentazioni 3, 22-23 (Martini)

«Delle nuove ne sono ogni mattina». È una delle poche immagini della Bibbia che regge il confronto con il lutto, perché non chiede di dimenticare: chiede di svegliarsi di nuovo. Il libro delle Lamentazioni è interamente scritto dentro una catastrofe, e questo versetto ne è il centro.

I voti da me fatti al Signore scioglierò alla presenza di tutto il suo popolo: preziosa nel cospetto del Signore è la morte de’ santi suoi.

— Salmo 115, 5 (Martini)

Il versetto dice che la morte di chi appartiene a Dio è preziosa davanti a lui. È una frase sobria, senza consolazioni facili, e per questo usata da secoli nella liturgia dei funerali. Chi accompagna un morente la trova più sopportabile di molte parole dette in buona fede.

Come un padre ha compassione de’ figliuoli, così il Signore ha avuto compassione di quei, che lo temono, perché egli conosce di che siamo formati.

— Salmo 102, 13 (Martini)

Per chi ha perso un genitore, o per chi teme di non essere stato un genitore all’altezza, questo versetto sposta il paragone: la compassione di Dio non è quella di un giudice, è quella di un padre — e il versetto aggiunge che egli sa di che siamo formati.

Se il momento richiede una preghiera e non un versetto, la preghiera per i defunti e il De profundis sono i testi più adatti; lo Stabat Mater è quello che si addice a chi guarda il dolore da vicino. Nei giorni in cui la tristezza non lascia spazio a nient’altro, la Corona della Divina Misericordia offre una forma che si può seguire anche senza voce.

Una nota sui testi

Tutte le frasi di questa pagina sono citazioni dirette dalla traduzione Martini, riportate senza adattamenti. La lingua è quella del Settecento e non l’abbiamo corretta: cambiarne le forme significherebbe attribuire alla traduzione parole che non sono sue.

I riferimenti seguono la numerazione della Vulgata, che è quella della Martini: chi confronta questi versetti con una Bibbia moderna può incontrare numeri diversi per gli stessi testi, e per i salmi lo scarto è di una unità.

Delle citazioni abbiamo tolto solo i segni che non sono parole: i titoli che la Martini stampa in testa ad alcuni salmi e le lettere ebraiche che accompagnano i versetti delle Lamentazioni. Il resto è riportato come sta.

Nella sezione blog trovate altri percorsi simili, costruiti con lo stesso criterio. Le ragioni per cui pubblichiamo solo traduzioni di pubblico dominio sono spiegate in Fonti e diritti. Chi cerca il conforto nella preghiera più che nella lettura può partire dalle preghiere del sito, o dalle litanie dei santi, che si prestano a essere recitate anche in momenti di stanchezza.