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Salmo 91: il testo completo e il significato della preghiera di protezione

Il testo integrale del salmo di protezione nella traduzione Martini, il significato dei versetti e la nota sulla differenza fra Salmo 91 e Salmo 90.

Il Salmo 91 è il salmo che si prega quando si ha paura. Non quando si vuole riflettere sulla paura: quando la paura c’è. Lo si trova stampato sul retro delle immagine sacre, incollato dentro i portafogli, ripetuto a memoria da chi non ricorda quasi nient’altro.

Qui sotto trovate il testo integrale nella traduzione di Mons. Antonio Martini, condotta sulla Vulgata e pubblicata fra il 1776 e il 1781. È la traduzione cattolica italiana più diffusa prima del Novecento, ed è quella che questo sito adotta.

Una precisazione necessaria fin dall’inizio, perché spiega il titolo: nella Martini questo salmo è il numero 90, non 91. La differenza è di numerazione, non di testo — ne parliamo in fondo all’articolo.

Il testo

1 Colui, che riposa nell’aiuto dell’Altissimo, viverà sotto la protezione del Dio del cielo.

2 Egli dirà al Signore: Mio difensore se’ tu, e mio asilo: egli è il mio Dio, in lui spererò

3 Imperocché egli dal laccio de’ cacciatori, è da dure cose mi ha liberate.

4 De’ suoi omeri farà ombra a te, e sotto le ali di lui avrai fidanza.

5 La sua verità ti coprirà come scudo per ogni parte; non temerai i notturni spaventi

6 Non di giorno la saetta volante, non l’avversiere, che va attorno nelle tenebre, non gli assalti del demonio del mezzogiorno.

7 Mille cadranno al tuo fianco, e dieci mila alla tua destra: ma nissuna (saetta) a te si accosterà.

8 Ma tu co’ tuoi proprj occhi osserverai, e vedrai il contraccambio renduto a’ peccatori.

9 (E dirai): Tu se’, o Signore la mia speranza: e che per tuo rifugio hai scelto l’Altissimo.

10 Non si accosterà a te il male, e alla tua casa non accosterassi flagello.

11 Imperocché egli ha commessa di te la cura a’ suoi Angeli; ed eglino in tutte le vie tue saran tuoi custodi.

12 Ti sosterranno colle lor mani, affinchè sgraziatamente tu non urti col tuo piede nel sasso.

13 Camminerai sopra l’aspide, e sopra il basilisco: e calpesterai il leone, e il dragone.

14 Perché egli ha sperato in me, io lo libererò: lo proteggerò, perché ha conosciuto il mio nome.

15 Alzerà a me la voce, e io lo esaudirò: con lui son io nella tribolazione, ne lo trarrò, e lo glorificherò.

16 Lo sazierò di lunghi giorni, e farogli vedere il Salvatore che vien da me.

— Salmo 90, 1-16 (Martini)

Il significato, versetto per versetto

Il salmo si muove in tre tempi: una dichiarazione, una serie di promesse, e infine la risposta di Dio in prima persona. Seguire questo movimento aiuta a capire perché il testo funziona ancora.

Versetti 1-4: il riparo

Colui, che riposa nell’aiuto dell’Altissimo, viverà sotto la protezione del Dio del cielo.

— Salmo 90, 1 (Martini)

Il salmo non comincia con una richiesta, ma con una constatazione. Chi riposa nell’aiuto dell’Altissimo non sta facendo nulla di eroico: sta restando. Il versetto 4 aggiunge due immagini prese dalla vita dei pastori: le ali che coprono i piccoli, e la fedeltà che fa da scudo.

Egli dirà al Signore: Mio difensore se’ tu, e mio asilo: egli è il mio Dio, in lui spererò

— Salmo 90, 2 (Martini)

Il secondo versetto è la risposta dell’uomo: tre nomi dati a Dio in una sola frase. Difensore, asilo, Dio. Chi teme ha bisogno di nominare ciò che lo tiene in vita: è il primo passo di ogni preghiera di paura.

Versetti 5-8: le paure notturne

La sua verità ti coprirà come scudo per ogni parte; non temerai i notturni spaventi

— Salmo 90, 5 (Martini)

Spaventi notturni, saetta di giorno, l’avversario nelle tenebre, gli assalti del demonio del mezzogiorno. Il salmo copre tutte le ore del giorno e tutte le forme del pericolo. Non è un elenco di casi rari: è la mappa esatta di ciò che toglie il sonno. Chi legge trova la propria paura elencata lì, senza che debba nominarla.

Il versetto 7 dice che mille cadranno al fianco e diecimila alla destra, e che nessuna saetta arriverà. Non è una promessa di immunità: è una promessa di distinzione. In mezzo alla sciagura collettiva, il credente non è un numero.

Versetti 9-13: gli Angeli

Imperocché egli ha commessa di te la cura a’ suoi Angeli; ed eglino in tutte le vie tue saran tuoi custodi.

— Salmo 90, 11 (Martini)

Qui il salmo passa dalle promesse di Dio all’opera degli Angeli, e questa è la ragione per cui è diventato la preghiera di protezione per eccellenza. Il linguaggio è quello di una scorta: saran tuoi custodi in tutte le vie tue. Il versetto 13 aggiunge l’aspide e il leone, cioè l’astuzia e la forza, le due cose che ci fanno più paura.

Per questo la tradizione accosta a questo salmo la preghiera a San Michele e l’invocazione Sotto la tua protezione, che chiede di essere custoditi e non di essere risparmiati.

Versetti 14-16: la voce di Dio

Perché egli ha sperato in me, io lo libererò: lo proteggerò, perché ha conosciuto il mio nome.

— Salmo 90, 14 (Martini)

Negli ultimi tre versetti non parla più il salmista: parla Dio. Il salmo si chiude con una risposta diretta, in prima persona, come se la preghiera venisse interrotta da chi la ascolta. È il movimento più importante del testo. Non siamo noi a dover concludere qualcosa; la conclusione la dice Dio.

Perché è diventato la preghiera di protezione

Il motivo è nel lessico. Questo salmo non contiene la parola peccato, non chiede perdono, non chiede nulla di preciso: chiede di stare sotto. È quindi utilizzabile da chiunque, credente da poco o da sempre, e in qualunque momento della giornata.

La liturgia lo ha usato nella preghiera della sera, perché il versetto 5 nomina gli spaventi notturni prima di ogni altro. Nella tradizione popolare è diventato il testo che si affida a chi parte, a chi si ammala, a chi dorme solo. L’uso più antico — invocare la protezione sotto le ali di un altro — è lo stesso del Magnificat, dove la custodia di Dio si riconosce nella propria piccolezza.

Il salmo non promette che non succederà niente. Promette che non succederà senza qualcuno accanto. Chi ha paura può leggerlo senza aggiungere nulla: le parole sono già scritte fino in fondo, compresa la risposta.

Salmo 91 o Salmo 90?

Chi cerca «Salmo 91» e qui trova «Salmo 90» non ha sbagliato nulla: è lo stesso testo in due numerazioni diverse.

La numerazione più antica, quella della Vulgata latina usata per secoli, assegna a questo salmo il numero 90. È la numerazione che seguono le traduzioni italiane derivate dalla Vulgata, come quella di Antonio Martini, e quindi anche il testo pubblicato qui sopra. La numerazione moderna, che risale al testo ebraico e che adottano la maggior parte dei siti e delle Bibbie in lingua corrente, lo numera 91 — ed è il numero con cui quasi tutti lo cercano.

La differenza non è un errore di nessuno dei due sistemi: le due numerazioni divergono di una unità fra il Salmo 10 e il Salmo 148. Abbiamo tenuto nel titolo il numero 91, perché è quello che la gente digita, e nel testo il numero 90, perché è quello che si legge nell’edizione che citiamo.

Come si usa, in pratica

Non serve leggere tutti e sedici i versetti. Chi è spaventato si fermi sui primi due, li ripeta, e li dica come cosa propria. Chi ha il compito di vegliare su qualcun altro — un genitore, un figlio che assiste un anziano — può tenere vicino il versetto 11.

Se la paura si presenta la sera, la preghiera della sera contiene questo salmo in forma breve. Se il momento è quello del lutto, il salmo si accompagna bene alla preghiera per i defunti. E se la paura riguarda il tempo che viene, il passo parallelo è la richiesta di affidamento della Salve Regina.

Da dove viene il testo

Il testo biblico di questa pagina è la traduzione di Antonio Martini, edizione 1776-1781, opera in pubblico dominio. Le citazioni sono riportate senza ammodernamenti, comprese le forme che oggi suonano dure, come «nissuna» e «imperocché».

Le nostre scelte editoriali sui testi che pubblichiamo sono spiegate in Fonti e diritti. Altri passaggi scelti per i momenti difficili si trovano nella sezione blog.