Padre Pio: la storia del Santo di Pietrelcina e come si prega
Da Pietrelcina a San Giovanni Rotondo: la vita di Padre Pio, gli anni delle indagini, la canonizzazione del 2002 e il modo in cui si prega con lui.
San Pio da Pietrelcina, per tutti Padre Pio, è morto nel 1968 ed è stato canonizzato nel 2002. Attorno al suo nome si è formata una devozione enorme e, insieme, un mercato di immaginette, di frasi mai dette e di testi attribuiti senza fondamento. Questa pagina fa il contrario: racconta i fatti come stanno, compresi quelli scomodi, e spiega come si prega nella tradizione cattolica con lui, senza riprodurre testi di cui non sia chiaro il diritto.
Da Pietrelcina a San Giovanni Rotondo
Francesco Forgione nasce il 25 maggio 1887 a Pietrelcina, in provincia di Benevento, da Grazio Forgione e Maria Giuseppa De Nunzio, contadini. Viene battezzato il giorno dopo. Il 6 gennaio 1903, a sedici anni, entra nel noviziato dei cappuccini a Morcone, dove il 22 gennaio prende l’abito francescano e il nome di fra’ Pio. Il 27 gennaio 1907 emette la professione solenne.
Viene ordinato sacerdote il 10 agosto 1910 nel duomo di Benevento. La salute, però, è fragile — le fonti parlano di una tubercolosi — e per alcuni anni resta a casa con la famiglia, senza poter vivere stabilmente in convento. Nel settembre del 1916 viene destinato al convento di San Giovanni Rotondo, sul Gargano, e da lì non si muoverà più fino alla morte.
Era un frate cappuccino, cioè un francescano riformato: la sua spiritualità è quella di San Francesco d’Assisi, povertà e vita di fraternità. Ma il suo apostolato concreto è stato un altro, e più prosaico: il confessionale. Per più di cinquant’anni ha confessato ogni giorno, mattina e sera, in un paese del Gargano diventato poi meta di pellegrinaggio mondiale.
Il 20 settembre 1918, durante il ringraziamento dopo la Messa, riceve le stimmate: ferite nelle mani, nei piedi e nel costato che resteranno visibili per cinquant’anni, fino alla morte.
Gli anni delle indagini
Una biografia che salta questa parte non è una biografia, è un santino.
Nel giugno del 1922 il Sant’Uffizio ordina che celebri la Messa in privato, che non impartisca benedizioni, che non mostri le ferite e che interrompa la corrispondenza con il suo direttore spirituale. L’anno dopo, il 31 maggio 1923, una dichiarazione dello stesso dicastero afferma che dall’inchiesta non risulta confermato il carattere soprannaturale dei fenomeni. Nel 1923 si arriva anche a disporre il suo trasferimento in un convento del Nord o all’estero: l’ordine non viene eseguito, perché la popolazione reagisce in modo tale che nessuno se la sente di applicarlo. Nel 1931 una nuova disposizione gli vieta di nuovo la Messa pubblica.
Le restrizioni vengono revocate nel 1933, e da allora Padre Pio torna a celebrare davanti al popolo. In quegli anni non risulta che abbia mai protestato: la sua obbedienza ai superiori, anche quando gli costava, è una delle cose che i suoi biografi sottolineano di più.
Nel secondo dopoguerra la sua fama è ormai enorme, e con la fama arrivano anche altre misure: nel 1952 otto pubblicazioni su di lui finiscono nell’Indice dei libri proibiti, perché edite senza le necessarie approvazioni ecclesiastiche. È un dettaglio poco raccontato, e utile: la diffidenza della Chiesa non riguardava soltanto le ferite, ma anche l’uso che della sua figura si faceva.
La Casa Sollievo della Sofferenza e i Gruppi di Preghiera
Nel 1940 Padre Pio comincia a raccogliere offerte per costruire un ospedale. Ci mette sedici anni. La Casa Sollievo della Sofferenza viene inaugurata a San Giovanni Rotondo il 5 maggio 1956, con 250 posti letto, e diventa presto uno dei centri sanitari più importanti del Mezzogiorno: oggi è un istituto di ricovero e cura a carattere scientifico. Non è un’opera nata da un’idea astratta: è nata da una raccolta di offerte piccole, fatte da gente che veniva a confessarsi.
Negli stessi anni si formano i Gruppi di Preghiera: laici che si radunano periodicamente per pregare insieme, senza regole proprie e senza preghiere nuove, come chiedeva l’esortazione di Pio XII del 1943 a formare gruppi di fedeli che vivessero apertamente la vita cristiana. Oggi sono diffusi in tutto il mondo e continuano a essere la forma più caratteristica in cui la devozione a Padre Pio si organizza.
La morte e la canonizzazione
Muore il 23 settembre 1968, a ottantun anni, nella sua cella del convento. Ai funerali partecipa una folla che le cronache dell’epoca fanno fatica a contenere.
Giovanni Paolo II lo beatifica il 2 maggio 1999 e lo canonizza il 16 giugno 2002: la pagina del sito dedicata a San Giovanni Paolo II racconta il suo pontificato e il numero di canonizzazioni che lo hanno segnato. La memoria liturgica di San Pio da Pietrelcina è il 23 settembre.
Che cosa significa e che cosa non significa la canonizzazione. Significa che la Chiesa dichiara che quella persona ha vissuto in modo eroico le virtù cristiane ed è nella gloria di Dio; per arrivarci serve un miracolo riconosciuto come ottenuto per sua intercessione, dopo un esame medico e teologico che non fa sconti. Non significa che sia riconosciuto tutto ciò che circola su di lui: le stimmate, i racconti di guarigione, le profezie attribuitegli da pubblicazioni commerciali sono un’altra questione. Nel suo caso la Chiesa ha canonizzato la santità della persona, non i fenomeni.
Come si prega con lui
Della vita di Padre Pio ci sono due cose che si possono imitare davvero, e riguardano entrambe la preghiera.
La prima è il confessionale. La sua giornata passava da lì: ascoltava, assolveva, riprendeva, senza contare le ore. Per chi vuole pregare con lui, il modo più fedele è fare quello che lui indicava: una buona confessione. Quando la situazione che si sta vivendo ha a che fare con una colpa, la preghiera più adatta è l’Atto di dolore, che della confessione è il momento iniziale.
La seconda è l’adorazione. Passava ore davanti al Santissimo Sacramento, anche quando era stanco: la preghiera silenziosa, senza domande, gli era più abituale di qualunque formula. Il sito pubblica la preghiera di adorazione tradizionale, Adoro te devote, che si presta proprio a questo: pochi versetti, detti lentamente, davanti al tabernacolo.
Attorno a queste due cose stanno le preghiere quotidiane, che la devozione popolare gli ha associato:
- il Santo Rosario, che recitava più volte al giorno e che considerava la preghiera adatta a chi ha poco tempo e vuole pregare sul serio;
- l’Angelus, che nella giornata di un frate segna le ore come una campana;
- l’Offerta del mattino, preghiera della tradizione ottocentesca dell’Apostolato della Preghiera, che consiste nell’offrire a Dio l’inizio della giornata;
- la Corona della Divina Misericordia, per chi chiede misericordia prima che soluzioni;
- la preghiera della sera e il Memorare, per affidarsi a Maria;
- la preghiera per i defunti, per chi assiste un malato o ha appena accompagnato qualcuno.
Una consuetudine diffusa, non liturgica, è quella di raccogliersi in preghiera il 23 di ogni mese, giorno della sua morte, e nei nove giorni che precedono il 23 settembre. Non esiste un testo ufficiale legato a questa ricorrenza: si prega con le preghiere di sempre.
Due righe su un testo che non pubblichiamo
Esiste una preghiera lunga, fatta di invocazioni che cominciano tutte allo stesso modo, che chiunque cerchi Padre Pio trova attribuita a lui. Non ne riproduciamo nemmeno una riga, e vale la pena spiegare perché.
La sua attribuzione è contestata. Una parte della letteratura devozionale la lega a Padre Pio; altre edizioni la fanno risalire a una tradizione spirituale più antica, in qualche caso ad Alfonso Maria de’ Liguori, morto nel 1787. Il punto è che la versione che tutti conoscono — quella per cui quel testo è diventato famoso — è una stesura di ambiente novecentesco, e non c’è modo di stabilirne con certezza l’autore e la data di prima pubblicazione.
Quando non si può stabilire chi ha scritto un testo, e da quando, la regola non cambia: non si pubblica. In Italia il diritto d’autore dura settant’anni dalla morte dell’autore, e per questo gli scritti di Padre Pio — le lettere, le relazioni al direttore spirituale, gli appunti — restano protetti fino al 2039. Non è una formalità: un sito che parla di fede e pubblica testi di cui non può dimostrare il diritto non ha titolo per chiedere fiducia a nessuno. La regola intera è nella pagina Fonti e diritti.
Che cosa si può pubblicare, allora, è presto detto: la Scrittura in traduzione di pubblico dominio. Vale la pena riportare un versetto, perché è il più adatto a chi si trova nella condizione di cui Padre Pio si è occupato per tutta la vita:
Alzerà a me la voce, e io lo esaudirò: con lui son io nella tribolazione, ne lo trarrò, e lo glorificherò.
Salmo 90,15 nella traduzione di Antonio Martini, condotta sulla Vulgata (1776-1781), testo in pubblico dominio. È il versetto che altrove si trova citato come Salmo 91,15: la Martini segue la numerazione della Vulgata, che per questo salmo è di una unità più bassa. È la promessa che sta sotto tutta questa devozione — non la garanzia che le cose vadano come si vuole, ma la presenza di qualcuno in mezzo alla difficoltà.
Che cosa chiedere
Alla fine, che cosa si chiede a Padre Pio? Non miracoli a comando, che non ha mai promesso a nessuno.
Si chiede la forza di portare una malattia che non guarirà; la sincerità per dire i propri peccati in confessionale; la costanza di chi assiste un familiare malato per anni, senza che nessuno se ne accorga; la grazia di una buona morte, che nella tradizione cattolica è la cosa più seria che si possa domandare. Si chiede per sé e per gli altri: l’intercessione dei santi è fatta apposta per essere invocata in favore di qualcun altro.
Il resto lo trovi nelle pagine del sito: il Santo del Giorno per la ricorrenza di oggi, la raccolta delle Preghiere per i testi, l’indice dei Santi per le schede storiche.
Se c’è una lezione nella biografia di quest’uomo, è che la devozione non lo riguarda. Riguarda ciò che faceva ogni mattina: celebrare, ascoltare, tacere davanti al tabernacolo.