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Preghiera a San Giuda Taddeo per i casi disperati e senza speranza

Chi era Giuda Taddeo, perché è diventato l'avvocato delle cause impossibili, come si prega e che cosa la Chiesa chiede a chi lo invoca.

San Giuda Taddeo è l’apostolo che si invoca quando non resta più nulla da fare. Attorno al suo nome gira una formula che non si legge in nessun Vangelo — l’avvocato delle cause impossibili, il santo dei casi disperati e senza speranza — e quella formula ha una storia, più tarda di quanto si creda. Raccontarla serve, perché spiega che cosa si sta facendo quando si recita questa preghiera e che cosa invece non si sta facendo.

Chi era Giuda Taddeo

È uno dei Dodici. Il Nuovo Testamento lo nomina in due modi: Taddeo (Matteo 10,3; Marco 3,18) e Giuda di Giacomo (Luca 6,16; Atti 1,13). Non è Giuda Iscariota, e gli evangelisti tengono a distinguerlo con cura: quando Giovanni racconta l’ultima cena, precisa che quel Giuda non è l’Iscariota.

Di lui i Vangeli conservano una scena sola. Durante la cena chiede a Gesù perché mai si sarebbe manifestato ai discepoli e non al mondo. È una domanda che a quella tavola nessuno si aspetta: non è un atto di fede, è un uomo che non ha capito e che domanda. La risposta riguarda l’amore e la venuta del Padre in chi lo ama.

Chi vuole i dettagli li trova nella scheda del sito dedicata ai Santi Simone e Giuda, la coppia di apostoli che il calendario ricorda insieme il 28 ottobre.

Una lettera di venticinque versetti

A Giuda Taddeo è attribuita la Lettera di Giuda, una delle sette epistole cattoliche: venticinque versetti indirizzati a cristiani minacciati da maestri che insegnano ciò che fa comodo. È il testo più singolare del Nuovo Testamento, perché dentro c’è di tutto: la citazione di un libro non canonico, il libro di Enoch, e il ricordo di Michele arcangelo che discute con il diavolo sul corpo di Mosè. Si chiude con una dossologia rivolta a Dio, il solo che può custodire l’uomo dalla caduta.

Chi la legge con attenzione nota una cosa che riguarda la devozione di cui parliamo: la lettera non promette risultati, chiede perseveranza. Il suo autore mette in guardia da chi insegna quello che l’orecchio vuole sentire: un avvertimento da tenere presente quando si prega per una cosa che si desidera molto.

La tradizione: la Mesopotamia, la Persia, la mazza

I Vangeli non dicono come morì. Le notizie sulla sua predicazione vengono dalla tradizione, e sono meno sicure del resto. Simone e Giuda avrebbero predicato in Egitto e in Mesopotamia, poi insieme in Persia, dove avrebbero subito il martirio. L’iconografia li rappresenta con gli strumenti della morte: Simone con una sega, Giuda con una mazza o un’accetta.

Nella mano Giuda tiene talvolta un’immagine di Cristo. Viene da una leggenda antichissima, quella del re Abgar di Edessa, che avrebbe mandato un messaggero a Gesù e ne avrebbe ricevuto un ritratto; Taddeo avrebbe guarito il re posandogli addosso quell’immagine. Nella tradizione siriaca l’evangelizzatore di Edessa è però Addai, un personaggio distinto: le due figure sono state confuse molto presto, e da quella confusione è nata l’iconografia.

La loro festa comune è attestata a Roma già nel quinto secolo. Il Martirologio Romano li ricorda insieme il 28 ottobre.

Perché è diventato il santo dei casi disperati

Qui bisogna separare ciò che è documentato da ciò che si ripete e basta.

La spiegazione che circola di più è questa: siccome Giuda Taddeo portava lo stesso nome del traditore, i fedeli lo avrebbero trascurato per secoli, e a lui si sarebbero rivolti soltanto quelli che non avevano più nessun altro a cui rivolgersi. È una spiegazione suggestiva, e come tutte le spiegazioni suggestive non ha documenti che la sostengano.

Documentata è invece la storia recente della devozione. Fino ai primi del Novecento Giuda Taddeo era, per ammissione delle stesse fonti devozionali, un apostolo poco conosciuto. Nel 1929 a Chicago, nel quartiere del South Side, un sacerdote claretiano, padre James Tort, pastore della parrocchia di Nostra Signora di Guadalupe, cominciò a pregarlo per i suoi parrocchiani: quasi tutti operai delle acciaierie vicine, e quasi tutti senza lavoro. Il 17 febbraio 1929 tenne la prima novena solenne. La sera del 28 ottobre 1929, ultimo giorno della novena e festa dell’apostolo, più di mille persone restarono fuori dalla chiesa perché non c’era più posto.

Da lì la devozione si allargò al resto del Paese, nelle pieghe della Grande Depressione e poi della guerra, con le petizioni che si cominciarono a spedire per posta e con la lega di San Giuda nata in quell’anno. Il santuario nazionale di Chicago è ancora oggi affidato ai claretiani.

La devozione non è nata come un culto del miracolo: è nata attorno a un santo che nessuno considerava, invocato da gente che aveva perso il lavoro e la casa. Il titolo di avvocato dei casi impossibili dice questo, prima di dire altro.

Che cosa chiede la Chiesa, e che cosa non promette

La Chiesa non ha mai promesso che la preghiera di intercessione ottenga ciò che si chiede. Insegna che la preghiera è esaudita, che è cosa diversa. I santi intercedono, non sostituiscono Dio: la libertà di Dio resta intatta, e la stessa preghiera che Gesù ha insegnato chiede che si compia la sua volontà e non la nostra. Chi prega San Giuda con l’idea di avere un canale privilegiato ha capito male, e non è una questione di sfumature.

C’è anche un secondo equivoco da sciogliere: il patronato dei casi impossibili non è un meccanismo. La parola patrono, nel linguaggio della Chiesa, indica un legame di devozione e di invocazione, non un automatismo; e non dipende dal numero di persone che pregano, né dalla lunghezza della richiesta, né da quanto si è disposti a offrire in cambio.

L’ultima cosa da dire è la più semplice: la preghiera per un caso disperato si dice con lo stesso spirito con cui si direbbe il Padre Nostro. Domande precise, pronunciate davanti a un Padre, sapendo chi decide.

Come si prega: forma, occasioni, atteggiamento

La preghiera a San Giuda nella forma in uso è breve e ha una struttura riconoscibile. Un’invocazione all’apostolo, con qualche titolo che ne ricorda l’identità — apostolo, martire, parente di Cristo secondo la carne. Poi la richiesta: l’intercessione per un caso concreto, quello che chi prega ha in mano e non sa come risolvere. E infine l’impegno a far conoscere la grazia ricevuta, che è la parte più discussa di queste formule, perché promette in anticipo un ringraziamento pubblico a fronte di una richiesta ancora in sospeso.

Molti aggiungono, come in quasi tutte le devozioni cattoliche, un Padre Nostro, un’Ave Maria e un Gloria al Padre. Non c’è nessun obbligo: sono le preghiere di sempre, che danno alla richiesta la forma della fede della Chiesa invece di quella di un desiderio personale.

La forma più diffusa è la novena: nove giorni consecutivi, spesso dal 19 al 27 ottobre, per concludersi il giorno della festa. A Chicago la novena di San Giuda si tiene da quell’ottobre del 1929, e chi non può andarci manda la sua intenzione per lettera. Ma la novena si può dire in qualunque periodo dell’anno, e molte persone la cominciano il giorno in cui arriva una diagnosi o una lettera di licenziamento.

Le occasioni tipiche sono quelle che non ammettono soluzioni eleganti: una malattia grave, una famiglia che si spezza, un lavoro perduto, una dipendenza, una causa in tribunale, un parente che muore senza riconciliarsi. Per alcune di queste la tradizione cattolica ha preghiere proprie, e sono quelle che il sito pubblica:

  • il De profundis, il salmo che la tradizione lega alla preghiera per i morti e che comincia, nella traduzione Martini, con le parole Dal profondo alzai le mie grida a te, o Signore (Salmo 129,1 nella numerazione della Vulgata — testo in pubblico dominio);
  • l’Atto di dolore, quando la situazione difficile ha a che fare con una colpa da confessare;
  • la preghiera per i defunti, quando la persona per cui si prega è già morta o sta per morire;
  • la Corona della Divina Misericordia, per chi chiede misericordia invece di una soluzione;
  • la Salve Regina e le Litanie dei Santi, nella forma comunitaria, quando si prega insieme ad altri;
  • il Santo Rosario, che nella storia della devozione cattolica è la preghiera dei casi lunghi, quelli che si portano avanti per anni.

Sull’atteggiamento si può dire in poche righe. Si prega senza contrattare, con costanza, accettando in anticipo che la risposta possa essere diversa dalla richiesta. Chi ha pregato a lungo per un caso disperato e ha visto andare le cose diversamente da come sperava non ha pregato invano: ha pregato come si prega, cioè fidandosi di qualcuno che sa più di lui. È il senso dell’ultima riga della lettera di Giuda, che non chiede nulla se non di essere custoditi.

Il 28 ottobre

La memoria dei Santi Simone e Giuda cade il 28 ottobre, ed è il giorno in cui le chiese intitolate all’apostolo si riempiono. Se vuoi sapere che cosa si celebra oggi, la pagina del Santo del Giorno è aggiornata sulla data; per la scheda storica c’è Santi Simone e Giuda, e per il resto del mese Ottobre.

La devozione a Giuda Taddeo regge su un’idea semplice, che viene dai poveri di Chicago più che dai libri: ci sono situazioni in cui non si può fare nulla, e in quelle situazioni si può ancora pregare. Chi vuole pregare con altre preghiere della tradizione le trova tutte in Preghiere. I criteri con cui scegliamo i testi che pubblichiamo sono spiegati in Fonti e diritti.